Napoli ha bisogno di rinascere, non da oggi, e deve capire come. Chi scrive è legato a quel movimento di opinioni per il quale la città è in cerca di una nuova identità fin dagli albori dell’ Unità d’ Italia. Da Capitale del Regno delle Due Sicilie, a non si sa più cosa. La crisi di sistema è prima di tutto crisi di sistema identitario. Poi con l’ introduzione delle Regioni nel 1970, siamo stati definitivamente confinati a capoluogo della Campania, allontanandoci dal ruolo di Capitale. Oggi la storia ci impone di tornare a quel ruolo. Impresa impegnativa, ma è l’ unica possibile. Nessuna idea di separatismo, attenzione. La missione e l’ identità di un territorio son cosa diversa dall’assetto istituzionale. Che resta quello che viviamo. Né tantomeno nostalgie di sorta, che lasciamo agli archivi della storia. Napoli deve intanto cercare un percorso di sviluppo, che deve necessariamente venire dalla politica. E partendo da quel percorso, da quella idea di crescita, estendere al Sud, con le dovute interpretazioni dei territori. Basta con i lamenti, e con le richieste di aiuto e di soccorso. E basta con le lacrime di chi si dichiara innamorato del Sud, pronto a far chissà cosa a sostegno. Ormai è chiaro che la città rinasce se si innamora di sé stessa, senza complessi, né presunzioni. Valorizzando quello che è il patrimonio artistico, archeologico, e culturale. Che ha pochi uguali nel mondo. E soprattutto mettendolo a sistema. Che significa creare economia, occupazione attorno ai patrimoni. Tutti dichiarano a gran voce che arrivano più turisti, che gli alberghi son pieni. Bene. Ma ricordiamoci che Venezia  da sola, riceve quaranta milioni di turisti all’ anno; più di tutto il Sud! Dal rapporto Censis di due anni fa ( ma non credo gli equilibri siano cambiati più di tanto)  Milano impiega 62505 dipendenti nel settore cultura, Roma 61616; Napoli appena 10378. Son dati spietati, che dovrebbero far riflettere chi urla ai quattro venti di qualche turista in più, catturato peraltro grazie alle disgrazie di Paesi come la Francia, la Turchia, la Tunisia, che pagano le spese del terrorismo. Dobbiamo partire da queste realtà e lavorare su di noi, su ciò che siamo, e quello che vogliamo essere. Con orgoglio, dignità. Riferendoci allo Stato a cui apparteniamo a testa alta, senza complessi di sorta. Impariamo a relazionarci al sistema globale, favorendo una indispensabile crescita delle esportazioni, al momento insufficienti ad alimentare i bilanci delle nostre aziende. Insomma, mettiamoci in testa che tutti giurano di volerci aiutare. Ma nessuno la fa. Destra e Sinistra imparino a comprendere la società del 2016, e la smettano di fare politica con metodi ed idee tramontate da decenni. Anche di questo abbiamo bisogno. Il rispetto delle diversità va diffuso tra i canali di una politica moderna, che sappia dare risposte ad elettori e cittadini. Se la città vive una crisi di identità, ciò è dovuto anche alla scarsa capacità dei partiti ad evolvere. In chiusura un appello a rapportarci con i tanti emigrati nel mondo. Che possono costituire una risorsa incredibile. Tantissimi di loro amano la terra da cui sono andati via da tempo, più dei residenti. Nel progettare il futuro, pensiamo anche al Museo dell’ Emigrazione Meridionale, da costruire nel porto, all’Immacolatella Vecchia, sede dell’ antica stazione marittima, da cui son partiti milioni di antenati. Potrebbe aiutare la ricerca di una identità; oltre che favorire un grande turismo di ritorno.

Con entusiasmo ed amore per noi stessi, riusciremo sicuramente a decollare.