

Quando provi a parlare degli anni che passano con Edoardo Bennato, cambia sempre discorso. Il pirata del rock compie 80 anni domani, 23 luglio.
Tutta l’Italia è pronta a celebrare il cantautore (lui “rinnegato” riuscito a deridere in un brano, anche la categoria a cui appartiene) che primo fra tutti ha reso una ballata d’amore rock, che ha riempito 15 stadi in un mese nel 1980, l’unico che come l’amico Fabrizio De André non ha mai smesso di fare poesia.
Buon compleanno Edoardo, in direzione ostinata e contraria. Parlare del tempo che scorre per l’artista reduce del successo al Circo Massimo a Roma, è già passato, sta già pensando al prossimo giro di chitarra, alla prossima armonia, “parlo di presente”, dice spesso con il suo sorriso beffardo.
E parla di futuro quando, ad esempio, dipinge quadri sull’esodo dei migranti dai Sud del mondo, canta l’ambiente negato o la guerra che, si chiedeva oltre 20 anni fa in un brano, “a che cosa serve?”.
Profeta della favola a suon di rock, Peter Pan, Pinocchio, Mangiafuoco. Con quest’ultima figura definisce spesso chi trasforma la musica in mercato e pensa solo ai sold out. Bambino prodigio con i fratelli, Eugenio e Giorgio, salpati in Sud America in trio a cantare sulle navi. Ogni favola è un gioco e per Bennato il gioco è la musica, quella fa 55 come il civico dei Campi Flegrei dove è cresciuto.
Una vita sulle onde del mare di Bagnoli, tra mille successi, senza mai autocelebrarsi, pensando sempre al prossimo verso. L’isola che non c’è, Un giorno credi, Dotti medici e sapienti, Il gatto e la volpe, Il rock di capitan Uncino, la Fata, oltre 200 canzoni in oltre 60 anni di musica, 30 album.
Ma Bennato “non sarà mai grande”, come dice lui stesso, perché la sua dimensione fanciullesca gli permette di salire ancora sul palco come negli anni ‘70, chitarra, armonica e kazoo.
Come oltre mezzo secolo fa quando la Rai etichettò la sua voce “sgraziata”, l’album era quel capolavoro “Non farti cadere le braccia”, il suo primo anno da studio, anno domini 1973, andò a suonare come one man band sui marciapiedi di Roma, come gli artisti di strada a Roma.
Ma appunto “sono solo canzonette” Edoardo è andato avanti regalando poesie rock a milioni di fan, celebrando i Mondiali a due passi da casa sua, nel 1990 con Gianna Nannini e la loro “Un’estate italiana” con il suo memorabile verso “Notti magiche”, sempre nella sua Bagnoli accoglierà la Coppa America Napoli 2027, con un nuovo inno, che sta componendo proprio in questi mesi.
Ma prima si farà festeggiare a Pompei con il concerto in cui fa autoironia proprio sulla sua età “Quando sarò grande”, al Teatro Grande di Pompei il 12 settembre. Il menestrello del rock è andato a fare un sopralluogo tra gli scavi, suona come un bambino, si diverte e lancia la sua prossima avventura: “Teatro antico di Pompei, posto ideale per iniziare un concerto che inizi con Dotti, medici e sapienti” e vada avanti con il rock…”, ricorda Edoardo. Oggi ad applaudirlo c’è anche la figlia Gaia, 21 anni, che sa di aver un papà che ha scritto la Storia della musica.


