

L’ultima volta che ho incontrato Biagio De Giovanni è stato a Sant’Anastasia, in provincia di Napoli, nel 2019, a una manifestazione del locale partito socialista sul tema “In una società che cambia. Quali idee nell’era dei social”.
Lo ricordo perché Biagio De Giovanni, che aveva avuto una formazione prima hegeliana e poi marxista, era estremamente curioso e attento alle novità della nostra epoca.
E se una cosa ci differenziò in quel dibattito era quello che caratterizzava la mia posizione rispetto alla necessità di fornirci di strumenti culturali del tutto nuovi per affrontare un cambiamento così radicale. Ed eravamo ancora nel 2019, più di sei anni fa. Che potrebbero sembrare pochi, ma sono ormai tanti per il ritmo così serrato del progresso scientifico e tecnologico e per le novità politiche con cui si è intrecciato.
Pensando a Biagio De Giovanni, che ci lascia a novantaquattro anni di età, non si può che rievocare con nostalgia quel filone comunista riformista napoletano, o più ampiamente marxista riformista napoletano, di grande cultura, ma anche di grande influenza nella politica italiana.
Un filone politico così ricco di personalità da esprimere anche un presidente della Repubblica nella persona di Giorgio Napolitano, al Quirinale dal 2006 al 2015, dopo un qualificatissimo cursus honorum. Da giovane, Giorgio Napolitano era stato anche a suo tempo l’alternativa riformista a Enrico Berlinguer. E Biagio De Giovanni gli fu solidale per molti anni.
Un marxismo napoletano quello di De Giovanni che non poteva non misurarsi con Benedetto Croce e il suo pensiero filosofico che tanto aveva percorso la cultura della sua città.
E in effetti De Giovanni studia Marx come filoso della prassi, il marxismo come teoria critica dello stato e della società e approda poi a una concezione democratica che lo porta a trattare dei temi dell’egemonia, della società civile, della crisi della ragione.
Una ricerca filosofia e politica, quella De Giovanni, particolarmente ricca e che si snoda per più di sessanta anni di pubblicazioni penetranti e originali.
Biagio De Giovanni fu professore a Bari e a Napoli, e anche rettore dell’università degli studi “L’Orientale” di Napoli. Come politico crebbe e si maturò nel Partito comunista italiano. Per due legislature fu eletto deputato al Parlamento europeo.
Un’esperienza che gli era piaciuta molto, sia per il suo istintivo rifiuto di ogni provincialismo, sia per l’incontro con il socialismo europeo in quegli anni (1989-1999) particolarmente forte e vigoroso e che lo aveva fatto crescere politicamente.
Aveva seguito il Pci nel Partito democratico della sinistra, con la trasformazione in Pds dopo la caduta del muro di Berlino e il crollo dell’Unione sovietica e poi nei Democratici di sinistra.
Alla formazione dei Ds, cui partecipammo anche noi laburisti e ad altri movimenti, venne collocato alla base della Quercia del Pds, il simbolo del Partito del socialismo europeo, per dare un approdo politico-ideologico chiaro ed evidente all’evoluzione del Pci.
De Giovanni non credeva nell’ulteriore evoluzione verso il Partito democratico. In un’intervista del 2001, pubblicata sui “Quaderni del Circolo Rosselli” scrisse: “Il problema della sinistra così come del centro era quello di costruire soggetti politici forti, che avessero in sé la capacità di mettersi insieme, di allearsi”.
Non fu così, venne scelta la strada della fusione delle due culture politiche post-comunista e cattolica. Biagio De Giovanni, deluso da quanto stava avvenendo nell’alveo post-comunista italiano, aderì nel 2006 al progetto de “La Rosa nel pugno”, la lista comune di socialisti, radicali e altri esponenti della sinistra, che si presenta alle elezioni di quell’anno, ma che l’anno successivo si rompe per i dissensi tra le due componenti principali.
Terminò così la militanza partitica vera e propria di Biagio De Giovanni. Un percorso finale di delusioni che in varie forme e per varie vie è stato comune a tanti esponenti riformisti.
Ma non terminò certo il suo impegno civile e intellettuale, la sua partecipazione a dibattiti politici. Il suo ultimo libro fu nel 2023, “Giordano Bruno, Giovan Battista Vico e la filosofia meridionale” che possiamo considerare emblematico di un ritorno a quelle radici più profonde del pensiero filosofico del Mezzogiorno di cui Biagio De Giovanni stesso è stato uno dei più illustri esponenti.


