

“Una scelta dovuta più alla colata lavica terminale che all’emulazione dei Pink Floyd”.
Vinicio Capossela presenta così la sua prima volta in concerto dell‘Anfiteatro del Parco Archeologico di Pompei lunedì 13 luglio alle 21 (sold out da mesi) per il ventennale di uno dei suoi album più amati “Ovunque proteggi”, vincitore della Targa Tenco come miglior album in assoluto, nel 2006. “Non si tratta di una operazione museale, ma di un intervento a cuore aperto. Tante, profonde e rumorose sono le ragioni per le quali queste canzoni sono vive e sanguinano”. Capossela definisce questa “data speciale”, molto attesa, più una “convocazione di prodigi” che una consacrazione.
E ancora il cantautore di origini irpine, nato ad Hannover e cresciuto in provincia di Reggio Emilia, sulle ragioni che lo hanno portato a Pompei con il suo album capolavoro tra mito e sacre scritture: “È un disco nato dall’antichità, e nelle rovine trova il suo eco naturale. Pompei ci ricorda la grandezza e la finitezza del genere umano. La quotidianità che ci occupa la vita, nel momento in cui viene travolta dalla fine, è proiettata in un’immobile eternità: una condizione alla quale siamo costantemente esposti. Pompei – dice Capossela – è il luogo in cui l’havel havalim…il vanitas vanitatum, il fumo di fumi del Qohelet, tradotto e articolato dalla voce di Guido Ceronetti può risuonare. Per sempre. Nel sacro. Niente del vuoto eterno”.
Il concerto nell’ambito di B.O.P. – Beats of Pompeii, precede di un mese il suo Sponz Fest a Calitri, paese in Alta Irpinia dove è nato il padre Vito, la madre Antonietta è del vicino paese di Andretta. Il cantautore, 60 anni, domenica ha presentato la 14esima edizione dello Sponz Fest, in programma dal 26 al 30 agosto, ai suoi compaesani nella piazza di Calitri svelando il titolo di quest’anno “Sponz Im-Bosck”, in omaggio al tema del bosco e “alle sue diverse declinazioni culturali, antropologiche e umanistiche”.


