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Casamicciola, nove anni dopo: sull’isola d’Ischia il terremoto che non è ancora finito

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Si assomigliano tutti, gli anniversari del terremoto di Casamicciola. Cambiano gli anni, si allunga la distanza da quella sera, ma alle 20.57 del 21 agosto il tempo sull’isola d’Ischia si fermerà, ancora una volta. Nove anni fa una scossa molto superficiale – di magnitudo 4,0 – colpì soprattutto l’isola d’Ischia. Durò pochi secondi, abbastanza per uccidere due donne, ferire 42 persone e lasciare migliaia di sfollati. Un terremoto piccolo nei numeri della sismologia, ma enorme nelle conseguenze, anche per la ridottissima profondità dell’ipocentro.

Nove anni dopo, però, quella storia non appartiene ancora soltanto alla memoria. È scritta negli striscioni che campeggiano sugli immobili ancora (“Vergogna dei casamicciolesi”, si legge) e nelle macerie che ancora si intravedono nella zona rossa e negli edifici, addirittura 787, che restano vuoti: 183 nuclei familiari continuano a ricevere il contributo di autonoma sistemazione, per un costo complessivo di 330 mila euro al mese.

Ad oggi, dei 755 edifici risultati inizialmente inagibili a Pochi dubbi sul fatto che ricostruzione, in questi anni, sia andata molto a rilento. E proprio nel giorno della memoria arriva un nuovo passaggio. Il commissario straordinario Marcello Feola, che ha preso il posto di Giovanni Legnini, ha presentato l’ordinanza 43, che riscrive le regole delle delocalizzazioni alla luce del Piano di ricostruzione. Cosa prevede? Per gli immobili da trasferire obbligatoriamente per ragioni di sicurezza, la demolizione potrà essere eseguita direttamente dalla struttura commissariale, con risorse pubbliche, anche indipendentemente dalla domanda di contributo del proprietario.

E per la prima volta la disciplina comprende anche edifici agibili e non danneggiati, ma collocati in aree a rischio idrogeologico elevato o molto elevato.Si amplia anche il ventaglio delle scelte per chi deve lasciare casa: sarà possibile acquistare o recuperare un immobile anche fuori dall’isola, purché in Campania, oppure ottenere un indennizzo senza vincolo di destinazione. Le percentuali cambiano a seconda dei casi: fino all’80 per cento per le abitazioni principali soggette a delocalizzazione obbligatoria, 70 per cento per quelle non principali, 65 per cento per gli immobili produttivi. Chi percepisce il CAS ed è coinvolto nelle procedure avrà 90 giorni dall’entrata in vigore dell’ordinanza per presentare la domanda, pena la sospensione del beneficio.

“La ricostruzione è avviata e sta cambiando il volto del nostro territorio”, dice il sindaco Giosi Ferrandino, che non nasconde il peso delle scelte che ora si aprono. “La delocalizzazione – ammette – significa per alcune famiglie lasciare la propria casa, i luoghi della propria storia e delle proprie radici. Ricostruire – aggiunge – non significa cancellare ciò che è stato, ma trasformarlo in una nuova possibilità», rendendo Casamicciola più sicura, restituendo luoghi e spazi alla comunità e permettendo alle nuove generazioni di guardare al paese con fiducia”.

E allora oggi è soprattutto questo: un giorno sospeso tra memoria e futuro. Alle 19.30, in località Fango, il Decanato di Casamicciola-Lacco Ameno celebrerà la messa in commemorazione del terremoto. Nove anni dopo, il ricordo resta un rito necessario. Ma la misura vera dell’anniversario, ormai, è quanto di quella notte si riuscirà finalmente a consegnare al passato.

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2026/08/21/news/casamicciola_nove_anni_dopo_sull_isola_d_ischia_il_terremoto_che_non_e_ancora_finito-425540377/?rss

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