
Per raccontare al mondo cosa significhi essere palestinesi hanno deciso di inventare un gioco da tavolo. Dania Omari, fumettista ed ingegnere edile, ha 25 anni. Con Dima Nassar, designer e artista visiva, laura all’università di Birzeit, hanno avuto un’idea decisamente originale: trasformare la dura realtà della quotidianità in Cisgiordania in una sfida divertente, a uso e consumo della gente di tutto il mondo. Per sensibilizzare, soprattutto.
Nella prima giornata del Comicon, il festival internazionale del pop di Napoli, c’è folla intorno allo stand che ospita le due artiste, arrivate con un visto speciale. “Vivere a Ramallah – raccontano – può sembrare come trovarsi all’interno di una bolla, intrappolati tra gli insediamenti illegali e la realtà delle incursioni e degli scontri, in una tensione continua, tra caos e contraddizioni. Per questo abbiamo creato il gioco”.
Il gioco si chiama “Haki W Hitan”: i luoghi reali sono stati osservati e trasformati in mappe, regole e percorsi. “Il gioco diventa così una finestra su Ramallah, permettendo di esplorare la città attraverso il linguaggio del gioco”. Si sceglie un personaggio – da nonna Suhair, 83 anni, originaria di Giaffa, sfollata con la sua famiglia a Kofor Aqab, ad Ahmad, palestinese di Gerusalemme, 17 anni, detto “The Dod” – e si percorre il tabellone, con una certa attenzione agli imprevisti. Dadi e carte, occhio a macerie, bombardamenti e check point. Solo che qui si gioca, nella realtà è un tantino diverso.
“Sì, siamo al Comicon per questo, per sensibilizzare”, raccontano le due artiste palestinesi, che torneranno a Ramallah, subito dopo il Comicon, e che stamattina hanno accolto i visitatori del Comicon, a cominciare dagli studenti dell’istituto comprensivo di Arzano, interagendo con loro per dare vita a una mappa collettiva di Ramallah (“Reclaim the street”) composta da segni e immagini, foto scattate nella loro città d’origine. Foto coloratissime di vita vissuta, ma anche – inevitabilmente – documenti che raccontano il conflitto arabo-palestinese. “Impossibile per noi non aprire una finestra sulle criticità del presente”, dice Claudio Curcio, patron del Comicon, che prosegue a Napoli fino a domenica. Un’intera sezione – Pop Wave – Comicon for Palestine – prevede così mostre, incontri e dibatti con ospiti arabi. E ci sono anche le opere di una serie di artisti, dando vita a “Kūmīks for Palestine. Fumetti per e dalla Palestina”, una esposizione che raccoglie le opere di una decina di autori italiani e internazionali – tra cui il Magister 2026, Leo Ortolani – chiamati a testimoniare, attraverso illustrazioni e fumetti recenti, il proprio supporto attivo alla causa palestinese.


