mercoledì, 13 Marzo, 2024
12.7 C
Napoli

Don Diana, il sacerdote martire da lui partì la ribellione ai clan

- Advertisement -https://web.agrelliebasta.it/la-mattina/wp-content/uploads/2021/01/corhaz-3.jpg

Mercoledì 21 febbraio alle 17.30 nella Libreria Giunti in piazza Matteotti a Caserta si presenta l’ultimo libro di Raffaele Sardo, “Per rabbia e per amore”, che il giornalista di “Repubblica” impernia sulla figura di don Giuseppe Diana, il sacerdote ucciso trent’anni fa dalla camorra. Con l’autore intervengono Enzo Battarra, assessore alla Cultura, Ada Rella, Rodolfo Scuotto, Marinella Graziano, Cinzia Battista, Raffaele Frega.

***

È un don Diana inedito che si affaccia dalle pagine dell’ultimo libro di Raffaele Sardo “Per rabbia e per amore. Le impronte dei passi di don Peppe Diana” (Guida editore). Questa lunga storia cominciata il 19 marzo del 1994 con l’uccisione in chiesa del sacerdote di Casal di Principe, a marzo prossimo compie trent’anni, ma ci sono ancora delle pagine da scrivere. Di don Giuseppe Diana la narrazione sociale e civile ha raccontato molto. Ma è la narrazione religiosa che sin qui è mancata. Sardo, da laico, prova a mettere insieme alcuni pezzi di questa storia mancante a partire dal profilo vocazionale di don Diana, anche se è tutta l’ambientazione del libro che risente di questa impostazione con un espediente letterario già sperimentato nel volume “Don Peppe Diana, un martire in terra di camorra”.

Sardo fa incontrare, dopo la morte, in un luogo senza tempo (il paradiso) don Peppino con suo padre Gennaro e la madre Iolanda, “infaticabile custode della sua memoria e madrina di tutti i progetti realizzati nel suo nome dopo il brutale omicidio a opera dei clan”.

“Dalle pagine del libro – scrive don Luigi Ciotti che firma la prefazione insieme al vescovo emerito di Caserta, Raffaele Nogaro – c’è un Peppe Diana vivo, molto umano, “in relazione” e non chiuso dentro il suo personale, tragico destino. Tutto il contrario, insomma, di quei “santini” nei quali si rischia di trasformare le vittime innocenti delle mafie quando vengono celebrate in maniera retorica. Don Diana, del resto – aggiunge il presidente di Libera – non lo avrebbe sopportato di diventare un’immagine statica, stereotipata, con un’etichetta ben precisa: “prete anticamorra”. Non avrebbe sopportato di vedere la sua opera pastorale, ma ancor prima la solidità delle amicizie, la profondità degli studi teologici, la generosità della sua presenza negli scout, ridotte a una semplice definizione, per quanto ricca di stima nelle intenzioni di chi la usa”

“Chi ha vissuto dal di dentro questa storia che ha segnato tutto un territorio e un intero popolo – scrive l’autore nell’introduzione – sa molto bene che prima c’era quasi solo il potere incontrastato della camorra, con il suo braccio violento che condizionava e soggiogava l’economia di un territorio molto vasto. Dopo il 19 marzo ’94, c’è la discesa in campo dello Stato, con le associazioni e i cittadini che rialzano la testa per cercare di riportare nell’alveo di una civile e democratica convivenza, pezzi di una provincia lasciata alla deriva e alla mercé delle bande criminali. Chi pensava che la morte di don Peppe avrebbe fermato una storia che guardava alla rinascita di una terra inzuppata di sangue, si sbagliava. Dopo l’omicidio di don Diana comincia una nuova fase della resistenza contro la camorra.

Nel libro ci sono tanti protagonisti di questa rinascita. Una storia che si è arricchita, intanto, di gesti simbolici, come quello di Papa Francesco che il 21 marzo del 2014, nel corso della veglia con i familiari delle vittime di mafia, ha indossato la stola di don Diana, donatagli da don Luigi Ciotti.

Da ultimo, la visita del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella a Casal di Principe il 21 marzo del 2023. Il presidente della Repubblica ha riconosciuto il valore di questa storia e parlando davanti ai giovani studenti casalesi ha detto: “…dovete essere fieri di essere nati in questa terra, che ha saputo compiere questa vera, grande, rinascita. Dovete avvertire l’orgoglio di essere concittadini di Don Diana. Dovete rifiutare, fin dai banchi di scuola, la sopraffazione, la violenza, la prepotenza, il bullismo, che sono un brodo di coltura della mentalità mafiosa. Ricordate sempre, ragazze e ragazzi, che siete la generazione della speranza, quella a cui Don Diana ha passato idealmente il testimone della legalità”.

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2024/02/20/news/don_diana_il_sacerdote_martire_da_lui_parti_la_ribellione_ai_clan-422172423/?rss

spot_img
spot_img

Cosa fare in città

Archivi