

Ha per titolo “Per la dignità della persona e il bene della Campania” il documento dei vescovi presentato stamattina a Pompei, nella sede della Conferenza Episcopale Campana. A illustrarlo, davanti a giornalisti e operatori pastorali, il presidente della CEC, monsignor Antonio Di Donna, vescovo di Acerra, e il segretario, monsignor Antonio De Luca, vescovo di Teggiano-Policastro e delegato dei vescovi per la carità.
Il testo, firmato a Pompei il 6 luglio, non nasce a freddo. Raccoglie l’eredità di due tappe recenti del magistero di Papa Leone XIV in Campania: l’8 maggio, a Pompei e Napoli, e il 23 maggio ad Acerra, quest’ultima dedicata in particolare alla difesa dell’ambiente e alla Terra dei Fuochi. “La recente visita di Papa Leone in Campania ha consegnato alle nostre Chiese una parola che non possiamo lasciare cadere”, scrivono i vescovi, richiamando l’invito del Pontefice a “un sussulto di dignità e di responsabilità”, a servire la vita, scegliere la giustizia e porre il bene comune sopra gli interessi di parte.
C’è un filo che lega questo appello a un evento di portata più ampia: la pubblicazione, appena un mese e mezzo fa, della prima enciclica di Leone XIV, “Magnifica Humanitas”. Firmata il 15 maggio – nel 135° anniversario della Rerum Novarum di Leone XIII – e presentata il 25 maggio in Vaticano, l’enciclica affronta la custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale, ma lo fa muovendosi esplicitamente nel solco della Dottrina sociale della Chiesa: dignità della persona, bene comune, destinazione universale dei beni, sussidiarietà, solidarietà. Gli stessi principi che i vescovi campani applicano ora, con questo appello, alle questioni concrete della loro terra.
“Questi temi, per noi, non sono slegati, non sono separati – ha detto monsignor Di Donna in conferenza stampa – La vita va custodita da quando nasce a quando sta per spegnersi, ma va custodita anche quando è minacciata dallo sfruttamento e quando è privata del futuro”, ha aggiunto monsignor Di Donna. La visita del Papa – ha ribadito il presule – “è stata un evento talmente grande che non poteva essere ignorato. Per questo abbiamo deciso di riprendere le parole del Pontefice, le sue esortazioni, e riproporle in maniera programmatica. Tutte le questioni che ci stanno a cuore sono le esigenze attuali della nostra regione”.
Il documento elenca una serie di criticità che i vescovi definiscono “espressioni di un’unica responsabilità condivisa”: la custodia della vita fragile, con il dibattito sul fine vita e la richiesta di cure palliative diffuse; la preoccupazione per la deospedalizzazione dell’aborto e la sua riduzione a pratica ambulatoriale; le disuguaglianze nell’accesso alla sanità, che spingono i malati campani a cercare cure fuori regione; la condizione delle carceri e la necessità di percorsi di giustizia riparativa; i Centri di permanenza per il rimpatrio e la condizione di migranti e Rom, perché non siano percepiti “come problema da respingere” ma “come volti da incontrare”; il lavoro povero e il caporalato; lo spopolamento delle aree interne; le ferite ambientali della Terra dei Fuochi; il disagio giovanile e la povertà educativa; e, non ultimo, il problema dell’abbattimento delle case.
“La dignità della persona è una sola”, scrivono i vescovi, richiamando le parole di Papa Francesco sugli attentati alla vita: dall’aborto ai naufragi nel Mediterraneo, dagli incidenti sul lavoro alla guerra, fino all’eutanasia. Un’affermazione che i presuli tengono a collocare fuori da ogni contesa politica: “La nostra non è una parola di parte. È una parola che è radicata nel Vangelo, nella responsabilità pastorale e nella Dottrina sociale della Chiesa”.
L’appello si rivolge anzitutto alle comunità cristiane, perché non cedano alla rassegnazione, ma soprattutto alle istituzioni, agli amministratori e ai rappresentanti politici. I vescovi precisano di non voler offrire soluzioni tecniche che spettano alla politica, ma chiedono che sui temi indicati si apra “un confronto vivo, un dialogo, una lettura condivisa”, e che le decisioni che toccano la vita delle persone non siano prese senza ascoltare chi ogni giorno incontra le ferite della gente. A chi in politica dichiara di ispirarsi alla Dottrina sociale della Chiesa, l’appello chiede “coerenza, coraggio e capacità di tradurre i principi in scelte concrete”.
Il testo si chiude con un rifiuto della rassegnazione: “Non vogliamo che la Campania sia raccontata solo attraverso le sue emergenze”. I vescovi dicono di credere possibile “costruire una terra più giusta, più fraterna, più attenta alla vita”, e affidano questo impegno, insieme, a istituzioni e comunità: “Lo dobbiamo a noi e alle generazioni che verranno”.


