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Maratea, gli incontri di “Codice Sorgente”

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Si è conclusa con un gran successo la prima edizione di Codice Sorgente, l’evento della Nuova Libbaneria Mediterranea. In quattro giorni molto intensi e speciali – si legge in un comunicato stampa – oltre 200 persone, hanno preso parte a incontri, laboratori, workshop, djset e una performance finale. Non solo designer e professionisti internazionali, giunti a Maratea da diverse parti d’Italia e d’Europa, ma anche abitanti, sia storici che nuovi, del territorio di Maratea e dintorni hanno partecipato a tutte le attività. I diversi appuntamenti, con Stefano Consiglio, presidente di Fondazione con il Sud, Cesare Albanese, sindaco di Maratea, l’autore Marco Manfra, Danilo Beltrante co-founder di Vivere di Turismo Festival, Mariastella Gambardella, assessora al Turismo del Comune di Maratea. Margherita Sarli, direttrice di Apt Basilicata, i dj Marco Deodati e Karlgarot, l’attrice Giulia Mestri che in situazioni sempre molto informali, hanno toccato i temi della filantropia e della valorizzazione territoriale, del design eco-sociale, del turismo generativo e dell’innovazione come chiave di trasformazione, in confronti interessanti e appassionati, immersi nelle bellezze di Maratea.

Il laboratorio dedicato alla lavorazione tradizionale – si legge ancora nel comunicato -, con raccolta filatura e intreccio, ha entusiasmato i partecipanti che hanno visto nascere tra le proprie mani le corde del mare, guidati da Angelina Tortorella e Rosa Brando. E i workshop, due momenti intensi di lavoro, hanno indagato nuovi linguaggi e sperimentazioni. La chiusura domenica mattina ha visto un momento performativo, molto suggestivo, in cui i risultati dei workshop sono “andati in scena” al Porto di Maratea, con il corteo delle maschere di indossare il mediterraneo e l’esperienza di abitare il suono. Gli ideatori, Ilaria d’Auria, Marialuisa Firpo e Angelo Licasale sono particolarmente soddisfatti per la rete di persone e per gli intrecci di relazioni che si sono creati in questi giorni e che hanno portato la storia dei libbani verso nuove direzioni.

“I risultati dei workshop” aggiungono “aprono a nuovi scenari perforativi di cui stiamo già immaginando il futuro.” Il workshop, Indossare il Mediterraneo. Il Mare come Maschera, ideato e condotto dalla designer Sara Bologna, ha riunito persone molto diverse In una giornata di lavoro sui libbani e sulla maschera come tecnologia simbolica di trasformazione, i partecipanti hanno sperimentato il fare come forma di pensiero in tempo di crisi. Dall’elaborazione è nata una sfilata onirica per le vie del porto di Maratea: un corteo che ha attraversato la memoria del territorio guidando il pubblico ad affacciarsi sulla riva stessa del Mediterraneo. Ad aprire il corteo, l’Arca/Archè dell’artista Carla Viparelli — soglia e origine. La segue Angelina Tortorella, la prima cosa che è stata portata in salvo, con i fasci di tagliamani in equilibrio sul capo come una corona, eco della stessa postura che le donne del paese portavano un tempo. Dietro di lei, driadi gorgoni e sirene raccolgono metaforicamente i detriti dell’inquinamento umano lungo la spiaggia; un eremita gentile, una montagna che cammina, una Posidonia dal capo fluttuante, Aletheia — la verità velata, dell’artista Antonella Cuzzocrea, completano un corteo che ha reso visibile, attraverso il corpo e il gesto, ciò che il Mediterraneo sta perdendo e ciò che ancora orgogliosamente custodisce. L’installazione Abitare il suono / pratiche di riattivazione sonora dell’erba tagliamani, nasce dalla collaborazione tra Radura, collettivo lucano di ricercaterritoriale, il musicista Gustaf Turmak e il maker e designer Davide Tagliabue.

Restituzione di un workshop di costruzione e sperimentazione partecipata – prosegue il comunicato -, il dispositivo polifonico e polisensoriale dialoga con la materia dell’erba tagliamani e con l’intreccio nei libbani, interrogando la possibilità di ascoltare ciò che in essi risuona ancora.Un materiale attraversato dal tempo, dal gesto e dall’uso, tramandato dalle generazioni di donne di Maratea, è stato avvicinato nella sua dimensione sonora. La fibra ha lasciato emergere vibrazioni e risonanze, rendendo percepibile un suono che sembrava già appartenere alla materia, in attesa di essere attivato. All’interno di uno spazio di ascolto intimo, l’opera è divenuta così una riflessione condivisa sulla memoria e sull’archivio,dialogando anche con le immagini dell’archivio storico custodito da Biagio Calderano.Attraverso il laboratorio di costruzione collettiva, i libbani sono stati trattati come una materia stratificata, capace di trattenere le esperienze che l’hanno attraversata e di farle riemergere a un nuovo uso.

Assemblati all’interno di meccanismi motorizzati entro scatole sonore, sono stati accostati in un equilibrio precario a frammenti di legno levigati dal mare,diventando elemento di tramite con la costa. I dispositivi sonori, collocati all’interno di una grotta sulla costa di Maratea insieme a immagini di archivio, sono stati trasformati così in elementi delicati che sembrano emergere dall’acqua per portare alla luce una fragile tensione. Il paesaggio sonoro dialoga con quello naturale e con le storie che lo hanno attraversato, accompagnando i visitatori in un’esperienza intima di ascolto.A contatto con il mare e la cavità della roccia, le vibrazioni delle onde sono state accolte e restituite allo spazio, e archivi differenti sono stati messi in relazione affinché dialogassero tra di loro e lasciassero emergere risonanze e frammenti della storia del luogo e del sapere antico dell’intreccio dell’erba tagliamani.

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2026/09/22/news/maratea_gli_incontri_di_codice_sorgente-425601434/?rss

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