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Napoli, alcune proposte per la rigenerazione urbana

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Parlare oggi di visioni e di rigenerazione urbana non è affatto semplice. Ma restiamo ottimisti e adesso provo a spiegare perché. Fenomeni pregressi come la globalizzazione, il cambiamento climatico, le crisi economiche e finanziarie, il calo demografico, l’aumento della povertà, i conseguenti flussi migratori restituiscono uno scenario non facile, riconducibile a tutti i paesi più sviluppati. Il radicamento del populismo e la crisi dei corpi intermedi aggiungono poi ulteriore complessità. Eppure, il futuro dei nostri territori può ripartire da una domanda semplice: cosa chiedono davvero le persone? Cosa dicono le famiglie che vedono i propri figli andare via con un intero welfare al seguito? Quali garanzie possiamo dare ai tanti che pensano di tornare, ma tentennano di fronte a servizi e qualità di vita inadeguati agli standard nordeuropei? Quali sono le richieste di chi vive e investe al Sud? Gli imprenditori, i lavoratori insoddisfatti da buste paga in crescita lenta, i professionisti, gli educatori, i sociologi, gli amministratori pubblici, i giuristi, il terzo settore che si occupa di fragilità, il mondo dell’arte che ci nutre lo spirito, così apprezzato quando nelle periferie riesce ad accendere qualche speranza, cosa vogliono? La normalità o per dirla più sontuosamente, l’attuazione di una società fondata sui nostri storici valori costituzionali.

Una società capace di assicurare la giustizia sociale, la salvaguardia dell’ambiente, la tutela dei diritti e della diversità culturale. Le persone vogliono essere ascoltate, chiedono accesso al verde, welfare, sanità efficiente, decoro urbano, sicurezza, soluzioni a carenze infrastrutturali quasi secolari, come la mobilità e il recupero del mare; chiedono una casa dignitosa inserita in una mixité urbana, dove sia finalmente soddisfatto il vecchio slogan “vivere e non abitare”, dove ci sia ascolto, dialogo, risoluzione rapida dei problemi. Questo diffuso bisogno di normalità è forte nella nostra Napoli, ed è alla sua ricostruzione che bisogna alacremente lavorare. La vera sfida è restituirle valore.

Fare in modo che un buon funzionamento non sia percepito come eccezione, risultato straordinario o singola promessa mantenuta, ma come conseguenza duratura di una visione realmente sistemica della rigenerazione di Napoli, in cui le aree storicamente considerate a sé siano viste come un tutt’uno urbanistico, secondo un approccio integro che sia sempre utile a tutta la città, che valorizzi le differenze, ma promuova coerenza e interrelazione tra servizi e interventi. Un esempio su tutti, nel porto si attuano progetti integrati inerenti molo San Vincenzo-Beverello-Immacolatella, la mobilità marittima si prende cura di un turismo sostenibile e non “over”, l’intera economia del mare punta alla restituzione delle fasce costiere.

L’obiettivo è realizzare parti di una stessa strategia, un piano della portualità che guardi al dopo Coppa America in ambito metropolitano dell’intero litorale, da Pozzuoli alla Costiera Vesuviana fino a Punta Campanella. Ed ancora, ad ovest gli ambiti di Bagnoli, Nato e Mostra d’Oltremare, incluso il Maradona, potranno essere oggetto di una rigenerazione urbana coerente, inclusiva, moderna realizzata in ambito PPP, mentre ad est riprendere l’idea di un parco del Sebeto, dove le acque riaffiorano e creano qualità ambientale, potrebbe aiutarci a contrastare anche la povertà idrica. Infine, a nord il piano di sviluppo ed ampliamento dell’aeroporto, proposto da Gesac, potrà in tempi brevi diventare un modello da replicare.

Risposte efficaci a ragionevoli richieste arrivano attraverso regole certe e chiare, responsabilità definite, risorse adeguate, tempi certi di intervento, dialogo costruttivo tra realtà e competenze che, troppo spesso, in questa città scelgono di guardarsi in cagnesco e di non collaborare, affossando il bene comune, pur di inseguire miopi e asfittici personalismi. Ci salverà quella che definirei una lungimirante filosofia, l’ottimismo delle varianti. Nella nostra città, infatti, dopo un lavoro estenuante e complesso, vedono finalmente la luce nuove regole di governo del territorio, tre varianti urbanistiche al vigente Piano Regolatore Generale, anticipatorie della redazione del nuovo PUC – Piano Urbanistico Comunale, che potranno essere la chiave di volta, se interpretate correttamente. La prima protegge le esigenze abitative del centro antico, contrastando la gentrificazione selvaggia; la seconda, sulla base dell’analisi di alcune criticità frenanti del vecchio Prg, semplifica, dopo oltre vent’anni di stallo, le misure d’ambito e riconosce le difficoltà in aree Sin.

Infine, la terza variante si occupa delle attrezzature attuative e ripropone la realizzazione possibile delle stesse, ovvero opere pubbliche e/o di interesse pubblico attraverso partenariati pubblico-privato, sulla base di varie emergenze, inclusa la perdita di popolazione. È una variante che supera finalmente lo stress post traumatico da “mani sulla città” e permette ai singoli cittadini e a tutte le forze economiche, produttive o della cooperazione, ognuno secondo le proprie competenze ed esigenze, di accedere alla possibilità – in totale trasparenza e senza nessuna corsia preferenziale – di promuovere iniziative tese al perseguimento di obiettivi specifici, ma nel costante rispetto del bene collettivo. È una prova non solo per il sistema imprenditoriale, il quale attende che la concreta attuazione delle previsioni urbanistiche avvenga attraverso una parallela azione amministrativa efficace, efficiente e connotata da tempi certi, elemento imprescindibile per attrarre investitori nazionali e internazionali.

Funzionerà. Riusciremo, dopo oltre vent’anni, a ricucire, rammendare e rifunzionalizzare aree della città rimaste a lungo separate. È il momento giusto. La Coppa America proietterà Napoli e la sua area metropolitana sulla scena mondiale, mostrando la straordinaria ricchezza del suo patrimonio storico, culturale e monumentale.

È un’occasione da non sprecare, auspicabilmente replicabile nel 2029, per costruire un’eredità duratura e condivisa, capace di andare oltre l’evento e incidere sulle prossime generazioni.

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2026/08/27/news/napoli_alcune_proposte_per_la_rigenerazione_urbana-425549994/?rss

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