
“Io da pastore non posso tacere, da quando sono a Napoli troppi funerali di giovani, di fratelli uccisi da proiettili assassini, da pistole che non avrebbero dovuto sparare”. Si ferma e si commuove don Mimmo Battaglia, il cardinale che celebra nella chiesa Santi Pietro e Paolo di Ponticelli il funerale di Fabio Ascione, il 20 enne ucciso per errore da un proiettile, vittima innocente.
“È uno scenario di una guerra che non ti aspetti – dice l’arcivescovo – in una città così bella troppe vite spezzate”. Due maglie sono adagiate sulla bara: una bianca col numero 7 e la scritta Ascione e l’altra azzurra “Re bingo”, la struttura dove Fabio lavorava e dove aveva finito il turno alle luci dell’alba del 7 aprile quando è stato colpito al torace.
In prima fila la vicesindaca Laura Lieto, l’assessore alla Sicurezza Antonio De Iesu, il deputato dei Verdi Francesco Emilio Borrelli, il presidente della Municipalità Sandro Fucito e una rappresentanza di consiglieri municipali.
In chiesa gli amici indossano magliette bianche con il volto di Fabio e la scritta ” resterai sempre nei nostri cuori”. “Quando si muore in modo così assurdo – continua don Battaglia – muore un pezzo di futuro, muore qualcosa dentro tutti noi. Napoli deve avere coraggio di guardarsi allo specchio. Non possiamo più raccontarci che sono fatalità, coincidenze, storie lontane da noi perché poi ci sono le vetrine e alberghi pieni. Napoli è madre che non protegge”.
È un j’accuse rivolto alle istituzioni e alla comunità: “Non siamo ancora una sola città, siamo troppe città insieme, ci sono figli che non nascono con opportunità e figli che devono lottare per avere il minimo. Finché diremo è stato sempre così continueremo a celebrare funerali. Il vero scandalo è abituarsi alla violenza. Serve un cambio di passo che coinvolta tutti, istituzioni, chiesa, famiglie”.
Poi il cardinale si rivolge ai ragazzi: ” A voi amici di Fabio che vi sentite smarriti, impauriti da una roulette russa impazzita e imprevedibile, vi prego non lasciate che questo dolore diventi chiusura , rabbia che distrugge, fatelo diventare scelta di vita. Di bene”. E costretto a fermarsi più volte il cardinale sopraffatto dalla commozione: “Non entrate in quella spirale violenta che vi ruba tutto. Non permettete che vi mettano addosso etichette che non vi appartengono, Ponticelli non è solo luogo di dolore, ma è fatta da persone perbene. Basta alla violenza, al silenzio, alla paura. Alzati Napoli e ricordati che sei terra di vita e non di morte”.


