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Paralizzata dalla Sla aspetta di morire da 10 mesi, il giudice: “Basta ostacoli burocratici”

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Aspetta da quasi un anno. Paralizzata dalla Sla, muove solo gli occhi. Con lo sguardo la pensionata di 72 anni comunica con il marito e la figlia, attendendo di morire. Ma per applicare il diritto al fine vita ha bisogno di un macchinario in dotazione in Toscana. “Non ce la faccio più”, ha ripetuto la paziente al giudice di Torre Annunziata. Che ha accolto il suo ricorso, ordinando alle aziende sanitarie del napoletano e della Toscana di completare gli adempimenti necessari per rendere possibile la procedura di suicidio medicalmente assistito entro una settimana.

L’ordinanza arriva all’indomani dell’udienza nella quale la paziente, collegata da remoto e comunicando attraverso il puntatore oculare, aveva confermato al giudice la propria volontà e chiesto che non le fossero imposte ulteriori attese. Seguita dall’associazione Luca Coscioni e dall’avvocata Filomena Gallo che si occupa di casi come il suo in tutta Italia.

“Il giudice – spiega l’avvocata – ha riconosciuto che il trascorrere del tempo e l’assenza di tempi certi avrebbero compromesso il diritto della ricorrente, considerata la gravità e la progressione irreversibile della sua patologia”. Il tribunale ha quindi ordinato alla Usl Toscana Nord Ovest di mettere a disposizione dell’Asl Napoli 3 Sud il dispositivo per l’autosomministrazione già realizzato e utilizzato nel precedente caso toscano, stabilendo che la consegna debba avvenire entro sette giorni lavorativi dal 29 agosto prossimo. Tutti i costi, precisa l’Associazione, saranno a carico dell’azienda sanitaria. Una nuova udienza è stata fissata per il 24 settembre 2026, per verificare l’esecuzione di quanto disposto dal tribunale.

“È un provvedimento importante – commenta l’avvocata Gallo – perché trasforma il riconoscimento dei requisiti della malata in obblighi concreti e tempi definiti. Dopo oltre un anno dalla sua richiesta, il tribunale ha stabilito che gli ostacoli amministrativi e organizzativi non possono continuare a impedire l’esercizio di una scelta già riconosciuta come legittima. Ora chiediamo che quanto disposto venga eseguito senza ulteriori ritardi, nel rispetto della volontà e della dignità della donna”.

Già a giugno la pensionata aveva lanciato un appello rimasto inascoltato. “Desidero con tutte le mie forze di poter accedere al suicidio medicalmente assistito e trovare la mia pace”, dice la paziente di Sla del napoletano che ha ottenuto dall’AslNa3 il parere positivo per poter morire come vorrebbe. Ma non è bastato fino ad ora. “Attendo che arrivi dalla Toscana la strumentazione che è stata richiesta qui da Napoli. Io sto peggiorando e anche gli occhi mi stanno abbandonando, rendendomi difficile l’uso del puntatore oculare”, racconta denunciando la sua situazione.

Per la legge è solo lei, pensionata di 72 anni, che può assumere il farmaco previsto dalla norma per il suicidio. Irene, nome di fantasia, ormai non si muove più. L’unica possibilità è che azioni un sistema con il battito degli occhi. Suo solo modo di comunicare con il mondo. Una procedura utilizzata prima di lei da un’altra paziente Libera, in Toscana. Ma in questi dieci mesi ha continuato a vivere sapendo di dovere morire, senza potere mettere una data alla fine della sua sofferenza.

“Il mio corpo è una prigione da cui non posso uscire. Riesco solo a vedere e ascoltare quello che mi accade intorno. Il resto la Sla se l’è preso. Non posso parlare, non posso mangiare, non posso muovermi, non posso abbracciare chi amo. Per me questa non è assolutamente una vita degna di essere vissuta”, racconta. E ora sa che entro una settimana il macchinario dovrà arrivare a Napoli

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2026/08/13/news/paralizzata_dalla_sla_aspetta_di_morire_da_10_mesi_il_giudice_basta_ostacoli_burocratici-425527292/?rss

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