

“Nino” prima baciò sulla guancia la vittima, poi i due complici spararono a Vincenzo Lo Russo il 17 aprile scorso: Luigi Russo ed Emmanuele Di Marzio, arrestati il 28 aprile successivo. Gaetano Caso si era invece reso irreperibile, ma ieri i carabinieri lo hanno rintracciato a arrestato. I tre organizzarono e attuarono l’agguato nei confronti del nipote del boss di Miano per vicende interne al clan dei “Capitoni:
A incastrarli sono state una telecamera investigativa piazzata nel Rione Siberia a Marianella e un’intercettazione ambientale in carcere, permettendo alla Dda di risolvere in pochi giorni il caso del tentato omicidio di Vincenzo Lo Russo, figlio di Domenico, uno dei fratelli ras del clan dei “Capitoni”.
Sono stati i carabinieri del Nucleo operativo della compagnia Napoli Vomero a condurre le indagini e a eseguire il 28 aprile il fermo di indiziato di delitto emesso dalla Dda nei confronti di Luigi Russo ed Emmanuel Di Marzo, indagati per concorso in tentato omicidio e illegale detenzione e porto in luogo pubblico di arma comune da sparo, aggravati dal metodo mafioso. In particolare il 40enne e il 20enne sono stati individuati come gli autori materiali del tentato omicidio di Vincenzo Lo Russo.
Le indagini si sono sviluppate attraverso attività tecniche e la visione di immagini di videosorveglianza. I responsabili dell’agguato hanno agito a volto scoperto, circostanza che ha aiutato gli investigatori a riconoscerli, anche perché in immagini registrate il giorno precedente apparivano vestiti in maniera pressoché identica. Così è stato possibile ricostruire l’agguato e le fasi ad esso antecedenti, permettendo di acquisire gravi indizi di colpevolezza nei confronti degli indagati.
Nel corso delle attività, nonostante la reticenza della vittima, è emerso che Vincenzo Lo Russo, dopo essere stato salutato nei pressi di casa con un bacio da Gaetano Caso, è stata poi colpito con il calcio di una pistola e con un casco, aggredito con schiaffi e calci e infine ferito a colpi di pistola: due all’addome e tre alle gambe.
Al provvedimento di fermo è seguita l’emissione di un’ordinanza applicativa di misura cautelare in carcere, il 2 maggio, nei confronti dei due già fermati e di Gaetano Caso.
Vincenzo Lo Russo non rimase gravemente ferito e nei giorni successivi andò a visitare in carcere il padre, che si informò su chi gli avesse sparato. La risposta fu: “è stato il figlio di quello che gli regalò la Vespa”. Secondo gli inquirenti il riferimento era a Luigi Russo, figlio di Giuseppe detto “Peppenella”, ucciso in un agguato di camorra il 7 giugno 2000.


