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Quei ragazzi con in testa solo l’amore

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Domani sarà tardi per rimpiangere la realtà, è meglio viverla, è meglio viverla. Fa così una delle più belle canzoni dell’album “Gli spari sopra” di Vasco Rossi, uscito nel ’93. Avevo 19 anni all’epoca, e a dirlo vengono i brividi, m’ero preso la patente, e nello stereo c’era spesso quel cd.

Andavo regolarmente ai concerti del rocker di Zocca, come tutti, come l’intera mia generazione, che ha amato le donne che ha amato lui, Sally, Albachiara, Toffee, Gabri. Abbiamo cantato con lui, sofferto con lui, per tutti gli amori che in quell’età magica, stupida, sconfinata e invece piccolissima, sembrano assoluti, ti esplodono nel petto e si prendono tutto.

Anni nei quali si vive davvero, nei quali abbiamo vissuto a cento all’ora, con niente in testa se non l’amore e l’amicizia, a gridare a squarciagola tutti insieme gli stessi versi, col braccio fuori dal finestrino e il vento caldo in faccia, o allo stadio, sotto la pioggia, abbracciati l’un con l’altro. Oppure nella cameretta, quando i genitori eran via, mentre ci si baciava toccandosi dappertutto, con impazienza e goffaggine, e con le solite canzoni in sottofondo.

Gabri non c’è più. Gabri così giovane, che aveva solo sedici anni, Gabri piccola, che ci spingeva a vivere la realtà, anche la più pazza, la più folle, prima che tutto si faccia rimpianto. Gabri, che era splendida e sorrideva di nascosto, come tutte le adolescenti, ingenue, allegre, sfacciate, inconsapevoli. Gabri non c’è più, volata via veloce insieme a quel tempo, gli anni Novanta, che ci hanno visto liberi. Che fine hanno fatto quei ragazzi con niente in testa se non l’amore? Che fine fanno tutti gli adolescenti una volta diventati adulti? Ora in testa abbiamo tante, troppe cose, ma forse non l’amore, di certo non quell’amore lì, assoluto, indissolubile, infinito, per lei, e per gli amici, che ti fanno da casa e da famiglia.

Cosa ne è stato di quei ragazzi oggi? Di tutti i ragazzi un domani? Cosa resta?

Resta una canzone d’amore, resta Gabri, il suo ricordo, il suo nome urlato a gran voce, il monito che domani sarà tardi per rimpiangere la realtà, è meglio viverla.

Sempre, fino alla fine.

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2024/04/01/news/quei_ragazzi_con_in_testa_solo_lamore-422404120/?rss

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