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Quel messaggio in bottiglia di un bambino arrivato a Miseno

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Il 13 febbraio a Miseno, le onde hanno portato in spiaggia un messaggio in bottiglia: “Caro sconosciuto, ho undici anni e vivo a Maiorca”. La lettera, scritta in tedesco e firmata dal piccolo Tillmann, è stata ritrovata a Bacoli da un cittadino, Dario Grande, che ha risposto così: “Sapere che nel mondo ci sono piccoli sognatori è una speranza per il futuro”.

Non a TikTok, né a Instagram, né allo smartphone di papà: a undici anni il piccolo Tillmann ha affidato il suo pensiero a un messaggio in bottiglia e l’ha consegnata al mare di Maiorca, nell’arcipelago delle Baleari. Dalle Baleari a Misano, la bottiglia ha fatto un bel viaggio ed è finita nelle mani di Dario Grande, che ha tradotto e risposto.

Se il piccolo Tillman è a pieno titolo un sognatore, un adulto che riconosce un messaggio in una bottiglia può ambire alle selezioni. Dario Grande sarebbe stato degno di lode anche solo se avesse levato dal mare una bottiglia e l’avesse depositata nel contenitore giusto per la differenziata. La denuncia di Legambiente, presentando i dati raccolti dalla Goletta Verde e dalla Goletta dei Laghi sulle condizioni delle acque italiane marine e lacustri per quanto riguarda il 2023, dice che “su un totale di 387 campioni prelevati nelle acque marine e lacustri d’Italia, il 32% (124 su 387), è risultato oltre il limite di legge, con un punto fuorilegge ogni 78 km di costa”. Se dovessi scrivere una lettera a un undicenne per affidarla al mare, probabilmente starei lì a cercare le parole ma poi alla fine mi scuserei e basta. Mi scuserei senza scendere nemmeno tanto nei particolari, come fanno quelli che si vergognano sul serio e non riescono a dire a voce alta i motivi veri e profondi per cui si scusano. Mi terrei sul vago, cioè non nominerei quello che abbiamo combinato con l’ambiente e tergiverserei sui provvedimenti, soprattutto quelli presi o non presi affatto dai Paesi ingordi. Da grande vigliacca metterei la testa sotto la sabbia, ma proprio nascosta bene, di fronte ai nuovi sviluppi geopolitici, non direi un fiato sulla distribuzione delle ricchezze e sulle debacle democratiche. Mi guarderei bene dal pronunciare le frasi fatte: “Siamo certi che farai meglio di noi. Voi bambini salverete il mondo”, e così via.

Impossibile consegnare come eredità compiti di massima responsabilità, che spaventerebbero pure una mandria di supereroi, dopo aver inficiato il futuro. Ometterei di contare i minori in carcere. Dopo il decreto Caivano, per esempio, siamo arrivati a cinquecento reclusi solo nei primi mesi del 2024: nell’ultimo decennio non si è mai fatto peggio, con buona pace del recupero, la cattività passa da extrema ratio a risorsa procedurale. D’altra parte non stupisce considerato il clima: la categoria filosofica del “ti faccio vedere io”in quasi tutti i campi ha preso il posto del “vediamo insieme cosa si può fare, nonostante le imperfezioni e i drammi”. Come abbiamo visto nei recenti fatti di cronaca non porta tanta fortuna scrivere alle bambine o ai bambini che siamo stati: anche se scrivere a chi è bambino e sarà adulto comporta altri problemi di pudore e di bilanci non lusinghieri continuiamo ad avere la responsabilità della speranza; non è il caso di impedirle di crescere. Non serve. Quindi la vergogna non è il sentimento adattato anche se giustificato. “Caro bambino sconosciuto, sono adulta e vivo a Napoli. Il bene torna, la téchne, il saper fare, sopravviverà. E io ci credo proprio perché lo scrivo per te, perché lo voglio scrivere a te”.

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2024/02/23/news/quel_messaggio_in_bottiglia_di_un_bambino_arrivato_a_miseno-422194860/?rss

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