

Per secoli è stato il palazzo delle famiglie nobiliari di Sorrento, al centro città al suo interno conserva ancora gli archi del Quattrocento e gli affreschi dipinti a metà del 1700. Da questa mattina l’edificio storico è stato sequestrato, una svolta in una inchiesta della procura della Repubblica di Torre Annunziata per l’occupazione abusiva dell’immobile da parte di un’associazione locale.
Il provvedimento ha riguardato la “Sedil Dominova”, questo il nome dell’edificio. Hanno eseguito il decreto in mattinata gli uomini della Capitaneria di porto di Castellammare di Stabia, in collaborazione con il personale della stazione navale di Napoli della guardia di finanza.
Il decreto di sequestro preventivo è stato emesso dal tribunale del Riesame di Napoli, che ha accolto l’appello proposto dalla procura contro un precedente rigetto del gip del tribunale di Torre Annunziata. Il reato per il quale si procede è invasione di terreni o edifici pubblici.
Tutto ruota attorno all’occupazione dell’edificio risalente al XIV secolo di proprietà del Comune di Sorrento e sottoposto a vincolo di tutela storico-artistica, che risulta nella disponibilità della società operaia di mutuo soccorso, un’associazione privata. La vicenda è emersa nei mesi in cui in municipio è arrivata la commissaria di governo Rosalba Scialla dopo l’arresto per tangenti dell’ex sindaco Massimo Coppola.
Le indagini, da quanto si apprende da un comunicato diffuso dalla Procura, sarebbero partite proprio da un contrasto all’interno del Comune di Sorrento tra la dirigenza amministrativa e la gestione commissariale straordinaria su questo edificio parte del patrimonio della penisola sorrentina. Stando a ciò che è stato accertato, il dirigente al Patrimonio dell’ente avrebbe avviato l’attività di sgombero dell’immobile con il proposito di promuoverne l’utilizzo per iniziative culturali, secondo criteri di rotazione, trasparenza e pubblicità, con la messa in mora della società occupante e l’intimazione a lasciare il bene.
Sarebbero seguite una serie di missive firmate dal sub commissario, dallo stesso dirigente, dal dirigente al settore avvocatura e dal commissario straordinario contenenti pareri discordanti sull’occupazione, fino all’apertura dell’avvio di un procedimento nei confronti del titolare della dirigenza al patrimonio su iniziativa del commissario straordinario, dal quale il dirigente “avrebbe ricevuto plurime pressioni – si legge nella nota diramata dalla Procura di Torre Annunziata – per concedere l’uso del locale alla società operaia, senza procedura di evidenza pubblica”.
“Il sequestro preventivo dell’immobile – è scritto ancora nel comunicato – è stato disposto al fine di interrompere la prosecuzione del reato ed evitare di aggravarne le conseguenze”. E così è scattato il sequestro.


