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Valeria Parrella: “In ogni ragazza c’è una Giovanna d’Arco”

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Lei va. Nulla la ferma. Non ha paura. Procede senza sosta. Combatte e prega. E non c’è spazio per il timore nella sua mente. Ha il cuore colmo d’amore, non accetta nessuna sofferenza degli altri. L’unico dubbio lo manifesta a Dio. “Signore, fammi essere abbastanza per i sogni che ho”. Lei è Giovanna d’Arco, la pulzella d’Orleans, che a diciassette anni appena, nel 1429, lasciò il suo villaggio nel nord della Francia, nel pieno della Guerra dei Cento anni con gli inglesi, per rimettere sul trono Carlo VII. A lei Valeria Parrella ha dedicato il suo nuovo romanzo, La ragazzina in uscita oggi per Feltrinelli, un’opera che brilla per come restituisce, oltre il dato storico, il sentimento universale di ribellione alle ingiustizie. “Quando una persona è diversa dagli altri, gli altri non sanno dove sistemarla, ma proprio dentro di sé, non sanno cosa pensarne, come dimenticarla, come chiamarla, se guardarla o meno”, scrive Parrella che presenta il romanzo domani alle 18 all’Institut Français Napoli, in via Francesco Crispi 86.

Parrella, perché “La ragazzina?”

«È la traduzione di pulzella che significa ragazza vergine, quindi ecco ragazzina. Però è pure il modo con cui si denigrano le giovani donne, si prova a sminuirle».

Soldato, santa, invasata che sentiva le voci dei santi, eretica, folle. È stata definita in molti modi. Chi era Giovanna d’Arco?

«Molte di queste cose insieme. A lei nel tempo è accaduto come ai miti dell’antichità: tutti ne fanno quello che vogliono, e così anche io. Quando l’immaginario sopravanza è inutile chiedersi chi ha in mano la verità. Giovanna è oltre».

Quale aspetto l’ha colpita di più?

«La determinazione, lo sprezzo del pericolo e la sua superiorità rispetto alla Chiesa. Giovanna parla con Dio e gli intermediari sono superflui, li considera un di più. Infatti la uccide un prete».

C’è un materiale considerevole su Giovanna d’Arco. Quanto ha studiato?

«Ho letto una vasta bibliografia per quasi tre anni, anche perché quel periodo di inizio Quattrocento è ingarbugliatissimo. Ho visto tutti i film, sono stata abbastanza ossessionata, e ho letto pure i fumetti. Ma io faccio sempre così. Scrivo solo alla fine quando so tutto».

Il momento storico è importante. Giovanna sente su di sé il peso dell’epoca, la Guerra dei Cento anni, sono ben quattro generazioni di uomini che vivono in condizione di crisi, stenti, costantemente in pericolo. Quale è il sentimento dominante nella “ragazzina”?

«È l’ingiustizia. Lei sente ingiusta la guerra, ingiusta l’occupazione delle terre da parte dello straniero, ingiusto come si comportano i soldati. Quindi lei parte, galoppa, va a liberare la Francia, dice: basta con questa guerra che sta distruggendo le case, basta con la fame, con i raccolti bruciati, con i fratelli che non tornano e così per anni e anni, a che serve tutto questo?».

Cosa dovrebbe colpire i ragazzi di oggi oltre il dato storico, il contesto in cui Giovanna d’Arco vive e il suo rapporto assoluto con la fede?

«Giovanna vive dentro ogni persona. Tutte le ragazzine sono Giovanna. Scappa di casa, si taglia i capelli da maschio, si fa sciogliere il fidanzamento. La uccidono. A me sembra proprio una storia di oggi. Infatti vorrei precisare un aspetto fondamentale».

Quale?

«Non è un romanzo storico: se gli vogliamo mettere un’etichetta è un romanzo “civile”, di ribellione alle ingiustizie. Ogni giorno, proprio ora, in ogni posto di questa terra una ragazzina decide dove andare e ci va. Che si sappia o meno, che la si veda o meno, lei ci va».

Quindi anche nel nostro presente, in qualche parte del mondo una ragazza che “galoppa”, sta andando dove ci sono le ingiustizie, e decisa a voler cambiare la condizione di guerra diffusa che stiamo vivendo?

«A bordo della Global Sumud Flotilla ce ne sono un sacco, salpano in questi giorni».

Lei si è trasferita da Napoli a Modena. Come vede la città da lontano?

«In 52 anni ho sempre vissuto e scritto in Campania. Ora vivo a Modena, è una città affettuosissima, soprattutto è una città di sinistra rossa, non di sinistra sbiadita. Soprattutto il 25 aprile è stato evidente, e a me ha riempito il cuore, perché mi dà anche le indicazioni su dove dobbiamo andare, facendomi capire molte cose su Napoli».

Quali?

«Vedo la città dalla repubblica autonoma di Bagnoli, il mio quartiere, che amo profondamente, perché ha un profondo senso identitario. E Bagnoli sta vivendo una doppia cattiveria. La lentezza burocratica indecorosa, che non fa onore a una città nobile, nei confronti di chi vive in case dichiarate inagibili in seguito alle scosse di terremoto, e che si sono dovuti trasferire e restano in attesa di fondi. Dall’altra parte, però, c’è un’accelerazione incredibile sui lavori dell’America’s Cup, quindi non vorrei dover pensare che ancora una volta il capitale e il mercato sono più importanti della società e della politica nel senso di polis».

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2026/04/28/news/valeria_parrella_in_ogni_ragazza_c_e_una_giovanna_d_arco-425310996/?rss

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