

“Nel protagonista del mio film, il musicista Sam, c’è tanto di me, perché al di là dei generi musicali, nel processo creativo sei sempre davanti agli stessi enigmi: quando raggiungi qualcosa che ti piace, hai paura di non riuscirci più”. Federico Zampaglione presenta a Napoli il suo sesto film da regista, l’horror “The Nameless Ballad”. Appuntamento con il cantautore e frontman dei Tiromancino giovedì 5 novembre alle 20 a inizio proiezione al The Space cinema a Nola, poi l’artista dialoga con il pubblico alle 22 al The Space a Fuorigrotta. Il film, distribuito da Filmclub con Scream Hub, è sceneggiato da Zampaglione con la scrittrice Barbara Baraldi, curatrice editoriale di Dylan Dog e con protagonisti Jamie Ward, Giglia Marra (sua moglie, ndr), Alana Boden e Fabrizio Ferracane.
È la storia Sam Gallo, musicista inglese di 27 anni di origine italiana, finito in una inquietante crisi creativa e nella dipendenza dai farmaci, la musica per lui diventa un’ossessione. Zampaglione indaga il confine oltre il quale la passione si trasforma in autodistruzione.
Federico Zampaglione, ha scritto la sceneggiatura con la scrittrice Barbara Baraldi, curatrice editoriale di Dylan Dog, quanto avete attinto ai fumetti per la storia e a quali?
“Barbara Baraldi è una scrittrice molto talentuosa e molto dark, capace di creare con la sua sensibilità situazioni molto inquietanti. Ci siamo trovati molto bene, abbiamo lo stesso gusto per l’horror e l’oscurità nei racconti ma senza staccarci dalla realtà. Proprio come succede gli albi di Dylan Dog. Poi il soprannaturale entra progressivamente nella storia, fino a confondere realtà, memoria e allucinazione”.
Che tipo di horror è questo suo sesto film?
“C’è un immaginario gotico perché è una storia di fantasmi, avviene in una casa antica anche se arredata in chiave moderna. The Nameless Ballad è probabilmente il mio film più personale, a tratti autobiografico. Nasce dall’incontro tra le due anime che hanno accompagnato tutta la mia vita: la musica e il cinema horror. Ho sempre pensato che una canzone possa contenere qualcosa di misterioso, capace di guarirci ma anche di divorarci. Da questa suggestione è nata la storia di Sam, un giovane musicista che cerca disperatamente l’ispirazione e finisce per trasformarla in un’oscura ossessione”.
In questo film la musica appunto è un’ossessione. Lo è stato anche per lei e ci sono nuovi progetti musicali all’orizzonte?
«Progetti cerco di evitare di farli altrimenti mi ossessionano, appena c’è un’idea che mi appassiona comincio a pensarci tutto il giorno e mi isolo dalla realtà. In questi ultimi anni ho fatto tre film, due album e quasi duecento concerti, immaginatevi un po’ il livello di ossessione nella mia testa. Sogno solo un po’ di tranquillità dopo questo film, voglio vivere un po’ in maniera normale, vorrei per un po’ non aderire a nuove ossessioni che mi hanno accompagnato sin qui in maniera costante. Mi voglio godere la tranquillità e la mia vita”.
Come ha lavorato alle atmosfere del film e alle musiche?
“Con il direttore della fotografia Yuri Santurri abbiamo costruito uno spazio inizialmente realistico e moderno, destinato però a diventare sempre più chiuso, sinistro e destabilizzante. Anche la colonna sonora, firmata da Andrea Pesce, non accompagna solo il racconto: ne diventa parte, come una presenza viva che lentamente prende possesso del protagonista”.
Napoli, ormai sempre più capitale del cinema e della musica, con chi vorrebbe collaborare tra gli artisti partenopei e le interessa il prossimo Sanremo condotto da un partenopeo doc come Stefano De Martino?
“Napoli è sempre piena di fermento, follia, colore, anche di cose che non vanno, è una città che ho sempre amato, ha sfornato grandi talenti, artisti di gran cuore come il mio grande amico che mi manca tanto Pino Daniele. A Napoli ora arrivo in una veste diversa dal solito, sono contento di incontrare i fan al cinema. Del Festival di Sanremo non ne so niente, come probabilmente gli altri anni lo guarderò a casa con gli amici, soprattutto la finale, ma non è una cosa che mi interessa, non leggo gossip, voci. Al Festival non mi presento come non mi sono presentato negli anni passati, a Sanremo ci sono andato solo da ospite. Sanremo non mi interessa perché per me la musica non è una gara”.


