

“Se trovassi il modo di scivolare lì dentro nello schermo… stare dentro la cosa che subisco, piuttosto che starne fuori” scrive nel suo testo Elvira Buoncore, un testo duro ed emotivamente faticoso che Pino Carbone ha messo in scena al Piccolo Bellini, ed in replica ancora oggi alle ore 18, costruendo una triangolazione tecnica in cui cerca di fondere e confondere linguaggi, stati d’animo, drammaturgia, ansie del nostro tempo complicato.
Protagonista una giovane donna, a cui Anna Carla Broegg offre corpo vivo ed ansioso e immagine affaticata nel rapporto di un difficile amore familiare. Lei bada ai nonni, malti e vecchi. Impaccio dei sentimenti, fatica quotidiana, scontro tra realtà inconciliabile senza che qualcuno ne sia vittima. Sul palcoscenico del Piccolo Bellini, Broegg ha energia e vivacità di gioco, colori e suoni, intento di memoria e voglia di documentare quella vita avvilita. Sullo sfondo lo schermo è ripresa che parla e ci dice. Maschere tristi coprono i volti veri irrigiditi da sentimenti dolorosi nel quotidiano avvilito scorrere dei giorni.
Bisogni come riti, domande senza risposte, speranze che si scontrano per generazioni distanti. Carbone mette insieme linguaggi e tecniche in un gioco di gran rigore e audacia, fa drammaturgia i gesti e suoni in un crescendo doloroso e inquietante mettendo in confusione la tensione dello spettatore per un “teatro del disagio o della sgradevolezza” altrimenti insopportabile. La vecchiaia come peso, la giovinezza come necessità di ruolo nel gioco agro della vita.
È la scrittura di Buonocore a cui tenere testa fondendo linguaggi e tecniche come espressione possibile che Carbone va scandagliando da tempo per una sua poetica nel linguaggio del suo teatro. Il risultato è sussulti drammatici, precipitarsi verso il baratro, aggressività come orologio di vita difficile e vivace curiosità per possibili confusioni di tecniche sempre distanti. Cinema e teatro in rincorsa nell’azione che vive tutta sulle spalle della protagonista come uno sfinimento esaltato e ineluttabile. Se ne resta storditi e ci si interroga.
Bisognerà però citare per dare conto del lavoro complesso della “squadra vincente” il lavoro di Alfonso D’Auria per vecchio 1 Demenza, e Darioush Forooghi per vecchio 2 Ictus; e il complicato incastrarsi di competenze di Antonio Maiuri e Marco Messina le musiche che incalzano e supportano l’azione, la fatica di Francesco Troise e Valerio Middione tecnici del suono, color e montaggio di Rossella Frezza, produzione esecutiva video di Marcos Vacalebre Spaghetti Film, edizione Francesca De Nicolais, aiuto operatore Marco De Chiara, elettromacchinista Sergio Frasca con gli stagisti Federica Langella, Giorgia Rossi e Alessandra Carandente, lo scenografo Giuliano la Spina con Luca Serafino, gli attrezzisti di preparazione Rocco Caruso e Marco Marino con lo stagista Giovanni Scaletta. Ringraziando l’Oasi di Silvia Scarpa e L’asilo e l’ex Asilo Filangieri di Napoli per una coproduzione Progetto Nichel, Teatro Libero Palermo, Fondazione Luzzati/Teatro della Tosse, Network Drammaturgia Nuova, Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini NdN, per un progetto ideato da Idra Teatro Compagnia vincitrice del bando di produzione NDN 24/25.


