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Antonella Ossorio, realismo magico in sette racconti

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Tra le maggiori scrittrici italiane, Antonella Ossorio in questo libro ci propone sette racconti. Il realismo magico dell’autrice vira verso la forma alchemica ed enigmatica. L’intima creazione, la nudità narrativa dei personaggi sembrerebbero proprio opera di un filtro che ricorda i riti magici di un Sud Italia, dove il tempo si fa mitico e ogni personaggio pare venire da un altrove di cui non conosciamo l’origine.

Da dove arriva il signor Sommerkamp, che appare a Napoli nel 1914 all’Hotel Excelsior con dieci bauli di fronte agli occhi meravigliati del cameriere Luigi Gallicano, l’unico che avrà il privilegio di scoprirne i misteriosi contenuti? Successivamente, Sommerkamp, “che sa”, avviandosi fra gli incroci e le strade della città, comincia a profetizzare. Le sue paiono farneticazioni. Nei fatti, l’uomo guarisce balbuzie custodendo “i germogli del futuro e di tutte le sue possibili variabili”. Si vocifera venga dalla Transilvania (lascio al lettore trarne le opportune considerazioni). D’altra parte, in una città come Napoli, labirintica e superstiziosa, cosa dire di un tizio “che ti azzecca un terno secco sulla ruota di Napoli”, liberandoti da strozzini e debiti: è un negromante, un mago, un santo? Certo che a Luigi Gallicano, che custodisce una invenzione che potrebbe promettere futuro radioso, Sommerkamp predice il prodigioso cambio del destino da cameriere, a inventore geniale. Ma Gallicano è uomo pratico, chissà se coglierà l’occasione della vita. Lo scetticismo e il sospetto ne animano forse troppo le scelte. Staremo a vedere.

Nel frattempo ci troviamo già immersi in un altro racconto, che agli occhi dell’esperto potrebbe rivoluzionare la storia dell’arte. In Irpinia, il critico e professore Ruffo Monfalcano annuncia, non senza palpitazioni, il ritrovamento di un dipinto di Hieronymus Bosch, rinvenuto nella vecchia cassapanca di un modesto fattore. E che ci faceva Bosch in Irpinia, il pittore più oscuro, se non mefistofelico, di tutti i tempi? Ossorio ci incravatta, in una sorta di cartografia borgesiana, che sfocia nell’infinito mondo delle combinazioni e degli enigmi. La sua lingua alza il vento della nostra immaginazione. “Beato chi possiede fantasia”, si dice fra i racconti dell’autrice.

Non di tutte le storie possiamo guardare la luna nel pozzo, ma di quella che dà il titolo alla raccolta non possiamo non sottolineare la sorprendente logica del testamento di un padre per i tre figli, ai quali lascia in eredità tre diversi poderi, in base alla “personalità” di ciascun terreno. Resterebbe una terra dispari a Calitri. Dispettosa e ribelle, imprevedibile, che dà i frutti che meglio le aggradano. È il giardino perfetto! Di sostanza onirica, sfuggente.

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2026/06/23/news/antonella_ossorio_realismo_magico_in_sette_racconti-425429313/?rss

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