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Quelle storie ispirate da Bruce Springsteen

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Qualcosa, o per meglio dire qualcuno, ha irrimediabilmente cambiato la vita a Valerio Bruner. È stato quando a quindici anni, in una località balneare, rovistando tra i contenitori di dischi di un supermercato, il nostro si è imbattuto in un disco di Bruce Springsteen. Oggi Bruner di anni ne ha 39, alle spalle cinque album pubblicati e un’intensa attività di musicista, cantautore, autore teatrale. Inevitabile a questo punto, per l’artista napoletano, il debutto come scrittore con questa raccolta di racconti. «Un libro – sostiene Bruner – che parte da Bruce Springsteen, dalle sue canzoni e dall’universo di storie e personaggi da lui creato». Ma non è il semplice omaggio di un fan, né l’attività collaterale di chi nella vita fa altro. Nei 25 racconti che formano la raccolta, ciascuno dei quali ispirato in maniera più o meno diretta a una canzone di Springsteen, c’è ben altro. Tanto per cominciare, una profonda conoscenza della cultura americana degli ultimi decenni: non soltanto grandi autori di canzoni (a Springsteen si potrebbero aggiungere Jim Morrison e Tom Waits) ma anche registi (Martin Scorsese) e scrittori (Charles Bukowski, Cormac McCarthy e il Richard Matheson di Io sono leggenda, da cui sono stati tratti due celebri film). È questo, si direbbe, il merito maggiore di queste pagine. Da scrittore esordiente, Bruner rifugge i territori consueti del giallo o della confessione autobiografica. E da scrittore napoletano, evita con cura ogni forma di localismo più o meno lamentoso, di autoreferenzialità più o meno oleografica. Riconoscendo invece nella grande cultura americana contemporanea la chiave per raccontare disagi e malesseri di tono universale, per mettere in scena la disperata vitalità di un’umanità perdente però mai del tutto messa al tappeto, cuori infranti e lupi solitari che parlano anche a chi l’America l’ha vista soltanto al cinema. Ma non si tratta di mera esterofilia, tutt’altro: Bruner viene dai quartieri popolari della città, per la precisione dalla Vicarìa, e Vicarìa è anche il titolo di un suo disco. L’inglese e il napoletano sono le lingue in cui scrive le sue canzoni. E tutta la sua produzione, musica e parole, è la prova che allargare i confini, sollevare lo sguardo dalla propria realtà più tangibile e immediata può aprire le porte alla conoscenza di verità più ampie e profonde, nelle quali comunque ci si può identificare. Completano il volume una prefazione di Ernesto Razzano, una postfazione di Donato Zoppo, la top ten personale di Bruner (dieci album da ascoltare, tra cui solo uno di Springsteen) e quindici illustrazioni di Ivano Bruner, fratello dell’autore.

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2026/06/23/news/quelle_storie_ispirate_da_bruce_springsteen-425429324/?rss

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