

Pezzi del clan Zagaria che tentano in ogni modo di riorganizzarsi e che, pur privi della forza “militare” di un tempo, riescono ancora a condizionare il territorio attraverso reti familiari, imprenditoriali e finanziarie.
È il quadro che emerge dal decreto di fermo emesso dai pm della Dda di Napoli Vincenzo Ranieri, Vincenzo Toscano e Alfredo Gagliardi, con il visto del procuratore aggiunto Michele Del Prete, ed eseguito l’8 luglio dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta nei confronti di otto persone ritenute esponenti di spicco e gregari della fazione fondata da Michele Zagaria, definita l’ala più imprenditoriale del clan dei Casalesi. Si tratta di Costantino Garofalo, 29 anni; i fratelli Aldo Nobis, 56 anni, e Raffaele Nobis, 60 anni; Paolo Francesco Serao, 25 anni; Vincenzo Fontana, 29 anni; Gianluca Piccolo, 29 anni; Valerio Mormile, 25 anni; e Franco Moccia, 26 anni, tutti residenti a Casapesenna, storica roccaforte del clan. Il 9 luglio il gip del Tribunale di Napoli Nord, pur non convalidando il fermo, ha ritenuto sussistenti i presupposti cautelari, disponendo per tutti gli otto la custodia in carcere.
Il procedimento coinvolge in realtà 11 indagati complessivi. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il clan continuerebbe a gestire affari, interessandosi di appalti pubblici e di rapporti — anche diretti — con ambienti amministrativi locali. L’indagine, scatta una fotografia molto attuale: gli episodi violenti contestati, tra cui gli attentati dinamitardi contro una cornetteria e una pizzeria di Casapesenna, risalgono infatti allo scorso inverno. Il gruppo si aggregherebbe attorno a figure legate a storiche famiglie malavitose. Tra queste, Costantino Garofalo, considerato un esponente in decisa ascesa nel clan e, secondo la Dda, l’elemento di raccordo operativo tra i vari soggetti legati alla fazione Zagaria. Con lui sono stati fermati esponenti più anziani ed esperti del clan: i fratelli Aldo e Raffaele Nobis.
Il primo sarebbe stato colui che per primo ha introdotto nella cosca il business delle bische clandestine; il secondo vanterebbe storici legami con Carmine e Antonio Zagaria, fratelli di Michele, di recente coinvolti in un’altra inchiesta antimafia. I due Nobis sono inoltre fratelli di un altro storico luogotenente della fazione Zagaria, Salvatore Nobis, detto “Scintilla”. Il decreto ricostruisce una escalation di violenza attribuita al gruppo: l’attentato con colpi di fucile e successivo assalto esplosivo contro l’abitazione di un cittadino marocchino residente a Casapesenna, tra ottobre 2025 e febbraio 2026. Gli attentati dinamitardi contro la pizzeria “Nando’s” e il locale “Incornettami”, il 14 marzo 2026 e un episodio di illecita concorrenza con metodo mafioso nel settore delle onoranze funebri, con un titolare di impresa funebre costretto con minacce a cedere un funerale — e l’incasso già ricevuto dai familiari del defunto — a un’azienda riconducibile al clan.
Le intercettazioni allegate al decreto fotografano gli stretti legami tra Costantino Garofalo e ambienti politico-amministrativi locali. Il 29 luglio 2024 Marcello De Rosa, all’epoca vicesindaco di Casapesenna, racconta a Garofalo e Antonio Corvino un diverbio avuto il giorno prima con un addetto alla sicurezza che avrebbe spinto sua moglie, e ventila l’intervento del clan: «Io dico ad esempio Costantino acchiappatemi un poco Antonio e ditegli che facesse la persona seria e non mi ci fate litigare».
Per la Dda non vi fu un vero ordine di intervenire, ma l’episodio conferma gli «strettissimi rapporti» tra Garofalo e la politica locale. In un’altra conversazione dell’11 giugno 2024, pochi giorni dopo le comunali vinte dalla lista di De Rosa, lo stesso Garofalo rivendica un potere che prescinde dal voto: «Noi non teniamo bisogno dei cristiani per prenderci quello che ci dobbiamo prendere, non teniamo bisogno di candidarci per prenderci qualcosa». Dalle indagini emerge infine, in una captazione del 27 gennaio 2024, un presunto episodio corruttivo: un’amministratrice del Comune di Caserta, originaria di Casal di Principe, avrebbe ricevuto una borsa Louis Vuitton con 30mila euro in contanti in cambio di un appalto da 8 milioni della Provincia di Caserta.


