Un Rolex da 80mila euro e mazzette di banconote in contanti. È quanto i carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta hanno trovato e sequestrato oggi durante le perquisizioni disposte dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere nei confronti di cinque nuovi indagati nell’inchiesta per corruzione sull’appalto da oltre 9 milioni di euro per il conferimento delle Terre e Rocce da Scavo provenienti dai cantieri dell’Alta Velocità Napoli-Bari, in corso di realizzazione.
L’indagine, coordinata dal procuratore Pierpaolo Bruni con i sostituti Anna Ida Capone e Giacomo Urbano, si estende ora anche a Rete Ferroviaria Italiana. Il nuovo filone accusatorio ipotizza infatti che, oltre alla tangente da poco più di 200mila euro versata all’ex sindaco di Caserta Carlo Marino, l’imprenditore delle cave Giuseppantonio Luserta avrebbe pagato una seconda mazzetta, di quasi 500mila euro, direttamente a Domenico Semplice, funzionario di Rfi, per l’aggiudicazione dell’appalto alla propria società, la Luigi Luserta S.r.l.
Insieme a Semplice risultano indagati per corruzione la moglie, l’avvocato Laura Arena, gli imprenditori delle cave Giovanni Sferragatta e Vincenzo Bifulco, e Gaetano Sacco, architetto e consulente degli imprenditori coinvolti. I cinque nuovi indagati si aggiungono ai tre già emersi lo scorso 22 giugno, quando i Carabinieri effettuarono la prima tornata di perquisizioni: Carlo Marino — primo cittadino di Caserta dal 21 giugno 2016 al 23 aprile 2025, esponente del Partito democratico —, l’imprenditore Luserta, titolare di fatto della Luigi Luserta S.r.l. e proprietario della cava Santa Lucia, e l’avvocato Vincenzo Iorio, ex collaboratore ed ex socio di studio dello stesso Marino, che secondo la Procura avrebbe svolto il ruolo di intermediario per far arrivare all’ex sindaco e alla figlia Rita oltre 200mila euro, parte della più ampia somma da 530mila euro versata da Luserta.
L’inchiesta era nata da una segnalazione del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Aversa, che nell’aprile 2025 riferivano alla Procura quanto appreso da Paolo Marzo, ex consigliere comunale di Caserta e fratello di Massimiliano Marzo, ex assessore ai Lavori pubblici dello stesso Comune. Secondo il decreto di perquisizione e sequestro firmato dai magistrati, l’accordo tra Marino e Luserta sarebbe stato concluso nella primavera-estate del 2022 nei pressi dello studio dell’avvocato Iorio, alla presenza dello stesso Marzo. Luserta avrebbe chiesto a Marino di intervenire per sbloccare un’impasse amministrativa: il Genio Civile aveva impedito alla sua società di ricevere, come richiesto nel novembre 2021, due milioni di metri cubi di rocce da scavo, in assenza di un progetto autorizzativo specifico.


