

Dal ragù alla pizza, dai fritti prêt-à-porter alla pasticceria tradizionale: qui la cultura del cibo continua a coincidere con la vita quotidiana, con i quartieri, i gesti, i tempi e le relazioni della città. E il “food” permea la metropoli, non è soltanto uno spettacolo che prende forma tra i vicoli del centro storico. Napoli è l’unica città italiana a entrare tra le venti capitali mondiali del gusto scelte da “Time Out”, testata internazionale specializzata in vita urbana, viaggi, ristoranti, cultura ed eventi.
Alle spalle di Bangalore, ma davanti a New York: con il suo quattordicesimo posto – cinque posizioni guadagnate rispetto al 2025 – Napoli conferma una vocazione naturale alla gastronomia, tradotta nel suo vessillo culinario per antonomasia – la pizza – ma anche e soprattutto nel rapporto simbiotico tra la sua popolazione e la cucina.“Si tratta di una nuova certificazione dell’appeal di una città che vive la cultura a 360 gradi, e la nostra tradizione gastronomica è una grande leva di cultura”, commenta l’assessora al Turismo Teresa Armato.A guidare la classifica – realizzata attraverso le valutazioni di oltre 24 mila residenti in 150 città e il giudizio di una rete internazionale di esperti, editor e critici gastronomici – è la capitale del Perù, Lima.
Dietro, ecco Bangkok e Città del Messico, per podio interamente extraeuropeo che racconta come la mappa gastronomica globale si sia gradualmente allontanata dalle gerarchie più prevedibili. E in effetti l’Europa compare soltanto ai piedi del podio, con Londra quarta e Barcellona quinta; seguono Ho Chi Minh City, Melbourne, Pechino, Atene e Lisbona. Nella seconda metà della classifica entrano Città del Capo, Osaka, Bengaluru, Napoli, New York, Hong Kong, Buenos Aires, Marsiglia, Copenaghen e Medellín. Il punto è che non basta più – secondo “Time Out – concentrare ristoranti celebri o collezionare stelle: a pesare sono la qualità diffusa, il rapporto tra prezzo ed esperienza, la varietà dell’offerta e, soprattutto, la capacità di una cucina di restare riconoscibile mentre cambia.“E Napoli riconoscibile lo è da sempre, grazie ai suoi riti e alla sua identità, fattori che continuano a essere fortemente attrattivi verso flussi turistici sempre più diversificati”, aggiunge Armato. Neanche lo spettro dell’overtourism, cui si sono negli ultimi anni piegate le logiche commerciali di alcune aree, al punto da suggerire politiche restrittive al Comune di Napoli, sembra dunque aver appannato l’immagine internazionale di Napoli.


