

Caro direttore, le due direttrici principali di collegamento tra il centro antico di Napoli e l’area dei Campi Flegrei sono rimaste praticamente invariate nei secoli. La via per colles risaliva dall’area centrale all’Arenella e da lì per la via Pigna ridiscendeva nei quartieri di Soccavo-Pianura. L’altra, la via per Crypta, partiva da via San Biagio dei Librai, attraversava via Chiaia, costeggiava la spiaggia e raggiungeva la Crypta Neapolitana, lunga circa 700 metri. Il tunnel fu scavato nel I secolo d.C. Da Mergellina attraversata la galleria si arrivava a Puteoli e da lì si proseguiva per Roma. Sono passati 2.000 anni.
Il passaggio è stato utilizzato per secoli fino ai primi anni del ‘900. Attraverso il tunnel c’era un andirivieni continuo di persone e mezzi. Oggi il tunnel è chiuso al transito a causa di frane e minacce di crolli. Sono visibili i due accessi. Dal lato di Mergellina si arriva percorrendo un grazioso piccolo giardino, il parco “Vergiliano”. L’accesso al tunnel si profila con un arco, alto e stretto, con la sagoma a cuspide. Il luogo accende una forte sensazione di rispetto per la vetustà del monumento e per l’atmosfera segreta e arcana, suggerita dalle tombe di Leopardi e di Virgilio. Dall’altro lato a Fuorigrotta per la via Giulio Cesare di fianco alla moderna galleria “Laziale” si diparte una piccola salita, via della “Grotta Vecchia”, fiancheggiata da basse costruzioni a destra e a sinistra. Questa via, poco visibile e per niente conosciuta, consente di arrivare alla vecchia galleria.
Al contrario dell’ingresso da Mergellina, qui niente anticipa quest’opera straordinaria e monumentale. L’ingresso imponente, alto circa 16 metri e anticipato da un altro arco ancora più alto, si appoggia sul versante della collina di Posillipo. Questa condizione potenzierebbe il valore dell’aspetto paesaggistico, ma la scena è svilita dalla prospettiva che accompagna l’ingresso al tunnel. Si presenta come un qualunque vicolo. Caratterizzata da disordine edilizio, densità abitativa, panni stesi e bow window, la stradella esalta l’aspetto sciatto e trascurato dell’accesso alla galleria. Su ambo i lati i marciapiedi servono come parcheggi auto. È impossibile vedere la Crypta dalla via Giulio Cesare. La visuale è negata dalla fila di casette che si allineano ai lati del vicolo. Ancora più sorprendente, anzi incredibile, la vista è ulteriormente impedita da un improvvido e gigantesco cartellone pubblicitario che fiancheggia la rampa di accesso. Solo recentemente è stata apposta una targa per segnalare la galleria. È uno degli innumerevoli esempi di trascuratezza di fronte ad opere così eccezionali. Come spesso avviene si cede, di fronte a piccoli, piccolissimi interessi privati, al dovere di celebrare luoghi pubblici di rilevante interesse memoriale e simbolico. Cediamo senza rimpianti a confrontarci con la sfida che ci pongono questi monumenti dalla storia millenaria e rinunciamo a riconoscere la straordinaria capacità dei nostri avi di forare 2.000 anni fa l’imponente montagna di Posillipo. Dimentichiamo, per pigrizia, per ignavia, per cinismo, che a noi spetta il compito di dare testimonianza di tali grandi opere.


