

Rifiutò la scelta di un sacerdozio “protetto” nella sua terra mantovana per portare il Vangelo in terre lontane, tra ingiustizie, oppressioni e guerre civili, Tullio Favali scelse la strada del sacrificio mettendo anche in conto che sarebbe diventata, presto, martirio.
Missionario del Pime assassinato a soli 38 anni nelle Filippine l’11 aprile 1985, la sua storia rivive nell’evento speciale che va in scena a Portici, sabato 3 ottobre, ore 20 al teatro Don Peppe Diana (Viale Tiziano 15, Portici) per restituire attraverso l’arte e la memoria il posto che meritano laici e religiosi spazzati via per aver donato la vita ai dimenticati del mondo.
“Questa vita che non possiedo”, lo spettacolo ospitato nel teatro della comunità di don Giorgio Pisano, è costruito sui testi di padre Gianni Criveller, non solo amico di padre Tullio, ma direttore del Centro Pime di Milano, teologo e sinologo tra i più riconosciuti a livello internazionale, anch’egli osteggiato in alcuni territori dove torna in missione (in Myanmar o a Hong Kong, ad esempio, dove continua a stare al fianco di amici e confratelli arrestati solo perché cristiani). In scena ci saranno Filippo Tampieri con Monja Marrone (voce chitarra). L’adattamento e la drammaturgia sono dello stesso Tampieri.


