
Figlia da embrione sbagliato, negata la cartella clinica al padre: scatta la diffida. Momenti di tensioni si sono registrati nell’ospedale San Paolo di Napoli dove si è recato il genitore della bimba nata il 3 giugno del 2025 grazie alla fecondazione in vitro e poi risultata, come emerso dal gruppo sanguigno e dal test del Dna, non essere biologicamente sua figlia.
“Ho chiamato la polizia e il mio legale, dopo loro intervento consegna fissata al 18 – spiega il 41enne – sono stato costretto a chiamare la polizia per ottenere un mio diritto: la consegna della cartella clinica che avevo formalmente richiesto lo scorso agosto e che mi era stato assicurato mi sarebbe stata data in questi giorni. Sto vivendo un incubo: per un mio diritto devo urlare e rivolgermi alla legge. Mi fanno pensare che stanno prendendo tempo. A oggi ancora non sappiamo che fine hanno fatto le nostre blastocisti congelate. Stiamo soffrendo gravemente questa situazione. Viviamo di ansia, stress, nervosismo. Questa triste storia ci ha profondamente cambiati”.
Sulla vicenda, venuta alla luce a metà agosto, sono in corso indagini aperte dalla Procura di Napoli (pm Stella Castaldo della sezione “Lavoro e Colpe Professionali” coordinata dal procuratore aggiunto Antonio Ricci) a seguito della denuncia dell’avvocato Francesco Petruzzi, legale della coppia. Si procede contro ignoti con l’ipotesi di lesioni colpose. Le verifiche sono affidate ai carabinieri del Nas, guidati dal comandante Alessandro Cisternino.
L’ipotesi è che è che nel grembo della 36enne sia stato impiantato l’embrione di un’altra coppia.
Lo scorso agosto l’uomo si è recato in ospedale per presentare una formale richiesta della cartella clinica che, secondo le indicazioni che gli erano state fornite, avrebbe dovuto essere disponibile in questi giorni.
Una volta giunto nella struttura sanitaria però non è riuscito a farsi consegnare la cartella. Ne sono seguiti momenti di tensione e il 41enne, alla fine, ha chiesto l’intervento della polizia e del suo avvocato, che ha inoltrato una diffida. “Solo dopo l’intervento delle forze dell’ordine e dell’avvocato sono riuscito ad avere, finalmente, una data di consegna: il 18 settembre”, ha detto.
La vicenda è iniziata a giugno del 2025, ma solo quest’anno la coppia ha deciso di renderla pubblica anche per accertare che i propri embrioni (nel centro ne hanno conservati cinque) non siano stati impiantati ad altri.
Era uno dei momenti più felici della loro vita. La bimba tanto voluta e attesa era nata e stavano per uscire dall’ospedale San Paolo di Napoli. Ma sul foglio di dimissioni il gruppo sanguigno della neonata era segnato come “B”, quando quello di entrambi i genitori è “A”. Da qui la drammatica scoperta confermata dall’esame del Dna: alla donna è stato impiantato un embrione appartenente a un’altra coppia.
Quella bambina, nata grazie alla fecondazione in vitro, biologicamente non è la loro. Eseguiti accertamenti nel centro di procreazione medicalmente assistita dell’ospedale di Fuorigrotta. Secondo la denuncia c’è stato uno scambio al momento della fecondazione. «Altre coppie forse stanno crescendo i nostri figli biologici», temono marito e moglie di 41 e 36 anni. Ma sul futuro con la piccola nata a giugno 2025 non hanno dubbi: «La bambina comunque sarà nostra figlia».
Bimba nata da uno scambio di embrione: salgono a quattro le coppie che chiedono informazioni
Nella denuncia l’uomo e la donna sottolineano il grave malessere psicologico subito, le notti insonni, il turbamento. Ad agosto in una nota l’Asl Napoli 1 ha affermato: «Non c’è stato uno scambio di embrioni», ma un errore nella procedura di impianto. Vale a dire: è stato impiantato un embrione di un’altra coppia. Ma, precisa l’Asl Napoli 1, che ha competenza sull’ospedale San Paolo, i loro embrioni non sono stati impiantati in un’altra donna. Quindi, da quanto sostiene l’Azienda sanitaria, non esistono da qualche parte, come i genitori temono, altri loro figli biologici.


