

La giovinezza sarebbe più bella se arrivasse più tardi nella vita. Abito a San Martino e l’altro giorno sotto le finestre avevo migliaia di ragazzi radunati per la notte prima degli esami; cantavano, urlavano, si abbracciavano, riprendevano tutto col telefono. Così sono rimasto sveglio ad ascoltarli, pensando all’allegria dei diciottenni.
Si usa spesso la parola inconsapevolezza come fosse un difetto, io, invece, comincio a sospettare che sia uno dei più grandi privilegi concessi all’essere umano, insieme ai capelli folti e alla possibilità di mangiare una pizza alle undici di sera senza passare la notte a cercare antiacidi.
L’inconsapevolezza appartiene ai bambini, agli adolescenti e agli animali. Un gatto si stende al sole senza sapere che esistono le tasse, un cane corre dietro una palla senza interrogarsi sul senso della propria carriera, un diciottenne affronta l’esame di maturità convinto di trovarsi davanti a una delle prove più importanti della sua vita. E fa bene, perché a quell’età ci credi davvero. Ti hanno spiegato per anni che il mondo funziona così: studi, ti prepari, vieni interrogato, prendi un voto e vai avanti. Se sei bravo passi, se ti impegni raccogli i risultati.
Poi cresci, e scopri che quelli non erano esami, ma prove generali, gli esami veri arrivano dopo, quando devi imparare a lasciare andare le cose, quando un genitore si ammala, quando perdi un lavoro, quando diventi padre e ti affidano un essere umano senza averti fatto seguire nemmeno un corso di istruzioni, quando il tempo, che fino a ieri sembrava infinito, comincia a comportarsi da avaro. Per questi esami non esiste programma, né commissione, e nemmeno il compagno secchione da cui copiare.
Perciò li invidio i ragazzi, e quando qualcuno della mia età dice che non tornerebbe indietro mi vien voglia di prenderlo a schiaffi.
Li invidio, i ragazzi, non per l’energia, o perché riescano a stare in piedi fino alle tre del mattino e presentarsi comunque vivi il giorno dopo, perché possiedono quella forma meravigliosa e irripetibile di libertà che consiste nel non sapere. Nessun giovane può mai credere che un giorno morirà.
La giovinezza non è altro che questo: affacciarsi sul futuro anche se del doman non c’è certezza. E avere comunque voglia di cantare.


