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La Casa del Citarista imitava la residenza di Augusto? Nuova ipotesi a Pompei

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Un’antica statua potrebbe custodire uno dei segreti più affascinanti dell’archeologia di Pompei. È il caso dell’Apollo Citarista, il celebre bronzo rinvenuto nella grande domus che da esso prende il nome, al centro di una nuova ipotesi scientifica che potrebbe cambiare la lettura dell’edificio e del suo significato simbolico. Per decenni gli studiosi hanno considerato la statua una creazione di età imperiale ispirata all’arte classica greca. Oggi, però, una ricerca multidisciplinare coordinata dal direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, propone una lettura diversa: l’Apollo pompeiano sarebbe una copia estremamente fedele di un originale greco del V secolo a.C., forse riconducibile all’ambiente dello scultore ateniese Mirone.

La teoria è illustrata nel volume “L’Apollo di Pompei: ricostruzione di un capolavoro classico”, pubblicato da Giunti e Sillabe. Attraverso il metodo della “critica delle copie”, sviluppato dall’archeologia ottocentesca per ricostruire gli originali greci perduti attraverso le loro repliche romane, gli studiosi hanno confrontato la statua pompeiana con altre copie conosciute. Tra queste, quella rinvenuta a Pompei rappresenta un caso unico: è infatti l’unica realizzata in bronzo, mentre tutte le altre sono in marmo. Ma il vero mistero riguarda il contesto in cui la statua era collocata. Secondo gli autori dello studio, la Casa del Citarista potrebbe essere stata concepita come una monumentale evocazione della dimora di Augusto sul Palatino. Al centro della residenza imperiale sorgeva infatti il tempio dedicato ad Apollo, divinità particolarmente cara al primo imperatore romano. Considerando che Augusto possedeva una celebre statua di Apollo attribuita a Mirone, prende corpo l’ipotesi che il bronzo pompeiano derivi proprio da quel prestigioso modello classico. Una suggestione che apre nuovi scenari sulla funzione della domus e sull’identità dei suoi proprietari, probabilmente desiderosi di richiamare il prestigio culturale e politico dell’età augustea.

La Casa del Citarista continua intanto a essere oggetto di approfondite indagini archeologiche. Le studiose Annette Haug e Asja Müller dell’Università di Kiel stanno conducendo ricerche stratigrafiche e d’archivio per ricostruire la complessa evoluzione dell’edificio, nato dall’unificazione di più abitazioni originariamente indipendenti.

Le nuove scoperte hanno trovato applicazione concreta anche nelle tecnologie digitali. Grazie alla collaborazione tra il Parco Archeologico di Pompei, l’Università di Salerno e il Politecnico di Milano, è stato realizzato un innovativo modello tridimensionale della casa mediante strumenti di intelligenza artificiale, base scientifica di un progetto di realtà aumentata destinato ai visitatori.

Da oggi la Casa del Citarista diventa infatti il primo laboratorio di questa nuova esperienza immersiva. Attraverso l’app gratuita Portyl, sviluppata dalla società Histoury Inc., i visitatori possono osservare gli ambienti della domus come apparivano prima dell’eruzione del 79 d.C., con arredi, decorazioni e scene di vita quotidiana ricostruite digitalmente. L’esperienza si estende anche ad altri luoghi simbolo della città antica, come il Foro, l’Anfiteatro, il Teatro Grande e l’Odeion. Grazie alle tecnologie LiDAR, alla fotogrammetria e all’intelligenza artificiale generativa, Pompei torna letteralmente a vivere sullo schermo di smartphone e tablet. (di Paolo Martini)

Fonte: https://www.adnkronos.com/cultura/la-casa-del-citarista-imitava-la-residenza-di-augusto-nuova-ipotesi-a-pompei_3dU2nTksZ4rzT7lGT2jEIg

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