

Una volta all’anno torno sullo stesso argomento, consapevole di parlare al vuoto. L’ultima classifica dell’Istat dice che Napoli è penultima in Italia per numero di alberi nelle aree verdi pubbliche in rapporto agli abitanti. Non è una gara botanica, né una fissazione da ambientalisti, ma il sintomo di un modo di pensare le città. Come sostiene Stefano Mancuso: gli alberi non sono arredamento urbano, ma un’infrastruttura, esattamente come una rete idrica, una strada o una linea della metropolitana; abbassano la temperatura di diversi gradi, assorbono anidride carbonica e polveri sottili, riducono il rumore, limitano gli allagamenti, migliorano la salute mentale, aumentano perfino il valore economico dei quartieri. Eppure, continuiamo a progettare piazze che sembrano reparti ospedalieri, distese di cemento grigio scuro, pietra bianca, superfici lisce, asettiche, minimaliste. D’estate ormai gli youtubers ci fanno i video cuocendo un uovo sull’asfalto, d’inverno restano luoghi freddi e senz’anima. Di contro, c’è chi sostiene che i giardini attirino persone poco raccomandabili. Io penso il contrario, è l’abbandono ad attirarle; un luogo curato richiama vita, un luogo lasciato a sé stesso richiama il degrado. La differenza non la fanno gli alberi, ma la cura. E poi abbiamo perso il gusto della bellezza. Un tempo anche gli oggetti più umili ricevevano attenzione: guardate i lampioni antichi, le panchine di ferro, le fontane, autentiche opere d’arte, gli stucchi dei balconi, perfino i tombini erano decorati. Nessuno allora avrebbe pensato che il bello fosse un lusso, oggi sembra, invece, che l’unico criterio sia spendere poco e non disturbare. Così costruiamo città tutte uguali, senza colore, senza ombra, senza sorpresa. Abbiamo confuso il minimalismo con l’assenza di immaginazione. E ci siamo assuefatti alla bruttezza. Non ci indignano più i quartieri senz’alberi, le piazze che sembrano parcheggi, il cemento che avanza ovunque. Tra cent’anni qualcuno guarderà le fotografie delle nostre piazze e si chiederà perché mai una civiltà che sapeva ornare fontane, giardini, scalinate, balconi, cancellate, lampioni e perfino tombini abbia deciso, d’un tratto, di vivere nel grigio. L’umanità da sempre ha cercato di aggiungere bellezza al mondo. È la sua unica gloria.
Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2026/07/12/news/la_citta_nemica_degli_alberi-425466507/?rss


