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Le parole di Conte tra i detenuti a Poggioreale

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L’errore fa parte del percorso di ogni persona, ma c’è sempre la possibilità di redimersi e tornare sulla strada giusta. Vale nel calcio ma soprattutto nella vita”. Nella Casa Circondariale di Poggioreale, Antonio Conte ha incontrato cento detenuti, scelti dai padiglioni Firenze, Genova e Milano, e cento studenti dell’università Luigi Vanvitelli, promotrice della rassegna Unicampania “Pensieri di Libertà”.

Il confronto tra Conte e il pubblico è stato autentico, profondo, e garantisce spunti di riflessione anche per chi non è mai entrato in una Casa Circondariale.

Che poi succede spesso: gli ambienti costrittivi, cioè i luoghi dove la libertà della persona è regolata da autorità istituzionali forti, amplificano le circostanze del vivere, funzionano da cassa di risonanza. Ci cambiano.

L’essenziale si afferma, le fragilità diventano più riconoscibili, i sentimenti fanno sbandare per la loro irruenza, il futuro diventa uno specchio deformante che ci mostra riflessi sottovalutati in altri contesti.

La nostalgia degli affetti genuini impera. Il ricordo dei giorni liberi diventa doloroso, straziante. Restare vicini a questa parte del corpo sociale dovrebbe essere percepito come un dovere, un dovere utile anche per capire meglio cosa ci spinge verso le diverse parti che ci compongono, per comprendere più a fondo chi siamo.

Chi di noi, per esempio, durante un soggiorno in ospedale, sottoposto quindi ad autorità medica, non ha avvertito cambiamenti decisivi, persino nel modo di pensare. Le separazioni dal mondo esterno, la scansione del quotidiano regolata da chi decide per te, la convivenza forzata con degenti fino a quel momento sconosciuti, rivoluzionano percezioni e propositi.

I giorni in costrizione si allontanano dai giorni vissuti in libertà con effetto immediato. Il clac dei cancelli, la divisa del pigiama da degente appena indossata o i panni offerti nei centri di detenzione per migranti, la percezione della gerarchia imperante controllano l’individualità e ti proiettano in un mondo altro, dove il prima è poco riconoscibile. Le condivisioni del dolore nello stesso spazio, nello spazio assai limitato, abbattono o esasperano i confini individuali.

Eppure nei luoghi estremi possiamo trovare solidarietà e compassione, si possono riscoprire ripensamenti sul destino comune. Oppure può accadere il contrario, la violenza incita a conoscere esasperazioni.

Anche le parole cambiano, perdono senso o ne acquistano. Conte ha sottolineato l’importanza della comprensione dell’errore.

Non è certo una banalità: per alleggerirci tendiamo ad addossare le responsabilità agli altri, alle circostanze esterne alla nostra volontà.

La convinzione che determinati contesti sociali agevolino la devianza non può essere abbandonata, proprio come il peso delle scelte individuali. Le parole di Conte, uomo di successo anzi di vittoria, sono ancora più significative perché gli esempi delle sommità gerarchiche contemporanee fanno rabbrividire. Gli errori non sono soggetti a ripensamento ma a ostentazione, l’onnipotenza pare nutrirsi di sbagli mortali, ma non si sazia, non si sazia mai.

I comportamenti a regola sono irrisi, diventano prova di debolezza, l’autocelebrazione è il vero jolly, il santino da lasciapassare. Comprendere i nostri sbagli fa male ed è faticoso, ma almeno ci rende meno ridicoli.

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2026/04/18/news/le_parole_di_conte_tra_i_detenuti_a_poggioreale-425289376/?rss

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