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Marjane Satrapi, morta d’amore per il marito

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A volte diamo così per scontata la presenza delle persone che amiamo da dimenticare quanto sia straordinaria. L’amore è il sentimento che più di ogni altro è riuscito a modellarsi sulle vite umane, prendendo le forme più intime, creando rapporti capaci di condizionare intere esistenze.

Esiste l’amore dell’infatuazione, improvviso e inspiegabile. Penso a una mia carissima amica che, parlando del suo compagno, raccontò di averlo “scelto” osservandolo camminare nei corridoi della scuola in cui entrambi lavoravano; aveva deciso: era l’uomo della sua vita. Esiste poi l’amore di chi aspetta, di chi si mette da parte, di chi guarda il proprio amore amare in una direzione opposta alla propria, continuando a desiderare che prima o poi arrivi il suo turno.

Esiste l’amore, legittimo, di chi non vuole essere lasciato solo: quello di chi cerca una mano da stringere per attraversare il mondo, per tenersi al sicuro.

Pensare che non siamo fatti per stare soli è forse una delle poche convinzioni che attraversano culture e generazioni, o almeno è così che l’ho immaginato per tutta una vita, guardando gli innamorati intorno a me, la loro compagnia.

Per quanto possiamo mostrarci cinici, concentrati sulla carriera che abbiamo scelto, sugli studi o su qualunque cosa appartenga alla sfera della razionalità, esiste sempre qualcuno che può arrivare a scardinare tutto questo.

Ma c’è un pensiero che, quando scegliamo con chi stare, cerchiamo di tenere lontano: il giorno in cui due persone si uniscono, davanti a Dio o semplicemente davanti a sé stesse, stanno accettando che sarà la morte a separarle.

Di recente ho recuperato “The Last of Us”, una serie ambientata in un futuro prossimo in cui un’infezione fungina ha devastato l’umanità. In uno degli episodi più amati viene raccontata la storia di Bill e Frank.

Bill vive da solo in una cittadina deserta, circondata da trappole costruite per tenere lontano il pericolo. È un uomo diffidente che un giorno, però, incontra Frank, capitato per caso nella sua proprietà. Quello che inizia come un gesto di ospitalità si trasforma in una storia d’amore che attraversa decenni, ma quando Frank si ammala decide che non vuole attendere il lento deterioramento del proprio corpo, e chiede a Bill di aiutarlo a morire. Quello che segue è uno dei momenti più commoventi della serie: trascorrono insieme un’ultima giornata, ma Bill, di fronte alla prospettiva di sopravvivere all’uomo amato, prende una decisione inaspettata: decide di accompagnarlo. L’ultimo atto di una storia vissuta fino in fondo, arrivati ormai alla vecchiaia.

Forse è per questo che la notizia della morte di Marjane Satrapi ha colpito così tante persone. Le cause precise della sua scomparsa sono ancora oggetto di informazioni frammentarie e, per evitare di alterare la realtà, è giusto fermarsi a ciò che sappiamo. Quello che ha attirato l’attenzione sono i racconti sul dolore che avrebbe vissuto dopo la perdita del marito, avvenuta lo scorso anno. Come una sofferenza tanto intensa può aver inciso sulla sua vita non sorprende chi conosce la forza con cui Satrapi ha sempre raccontato le emozioni umane.

Marjane Satrapi lascia dietro di sé molto più di un’opera artistica, lascia una visione del mondo, e con Persepolis (il romanzo grafico che l’ha resa famosa) ha raccontato la propria vita durante e dopo la rivoluzione iraniana, mostrando al mondo cosa significhi crescere tra repressione politica e identità culturale. Forse è anche per questo che la sua morte viene percepita come qualcosa di più della scomparsa di un’artista. Perché alcune persone, attraverso quello che creano, finiscono per accompagnare migliaia di sconosciuti. E quando se ne vanno lasciano la sensazione di aver perso qualcuno che, pur non avendo mai conosciuto davvero, era riuscito a raccontare qualcosa di nostro.

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2026/06/06/news/marjane_satrapi_morta_d_amore_per_il_marito-425393645/?rss

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