

“Così lo Stato uccide Martina una seconda volta: il dolore di due genitori non può essere trasformato in un reato”. Così, l’avvocato Sergio Pisani, legale della famiglia di Martina Carbonaro, la 14enne uccisa a colpi di pietra dall’ex Alessio Tucci, nel maggio 2025 ad Afragola (Napoli), commenta la decisione da parte della Procura di Napoli Nord di chiedere un divieto di avvicinamento dopo le denunce presentate dai familiari dell’imputato.
Uno degli episodi oggetto della richiesta – frutto delle denunce presentate dai parenti di Tucci – avvenne lo scorso 19 maggio, durante e dopo la prima udienza del processo che si sta celebrando davanti alla Corte di Assise di Napoli. Il prossimo 3 agosto previsto l’interrogatorio a cui seguirà la decisione del giudice.
“La richiesta della Procura di applicare il divieto di avvicinamento nei confronti di Marcello Carbonaro ed Enza Cossentino, genitori di Martina Carbonaro, è una scelta che lascia profondamente amareggiati sotto il profilo umano e giuridico”, dice il legale della famiglia Carbonaro.
“Nessuno intende giustificare frasi pronunciate in un momento di disperazione. – sottolinea il professionista – ma il diritto penale impone di valutare il contesto prima ancora delle parole.
La Corte di Cassazione ha più volte affermato che il delitto di minaccia deve essere esaminato alla luce delle concrete circostanze del fatto e che il giudice deve verificare se quelle espressioni fossero realmente idonee a incutere timore attraverso la prospettazione di un male ingiusto, serio e concretamente nella disponibilità di chi lo prospetta”.
“La stessa giurisprudenza ha sempre escluso il reato quando le frasi costituiscono il frutto di uno sfogo emotivo o sono pronunciate in un contesto tale da escluderne l’effettiva finalità intimidatoria”, ricorda Sergio Pisani.


