

Serve per assicurare trattamenti fondamentali per chi è affetto da tumore. Talvolta anche salvavita. È la radioterapia, quella che da sola oppure affiancata alla chemio si utilizza per uccidere le cellule neoplastiche, e oggi rischia lo stop.
A lanciare l’allarme sono i centri accreditati che lavorano per conto della Regione in un settore particolarmente delicato. Il loro numero complessivo non supera la dozzina ma è tale da garantire cure per almeno il 60 per cento dei pazienti, se si tiene presente che il settore pubblico dispone di sette strutture dedicate (Avellino, Benevento, Salerno, Ospedale del Mare, Pascale e i due atenei partenopei). Parla chiaro il documento che martedì prossimo sarà diffuso per illustrare le criticità della disciplina specialistica ritenuta oggi baluardo insostituibile per la cura delle neoplasie: appuntamento è per martedì 29 luglio, alle ore 11.00, presso l’Hotel Ramada di Napoli, in Via Galileo Ferraris 40. Al centro dell’incontro ci sarà il nodo dei contratti con le Asl e il rinnovo della programmazione regionale ferma da oltre un anno.
Vediamo. Dal primo gennaio dell’anno scorso è attivo il cosiddetto nuovo nomenclatore tariffario, quello che stabilisce i rimborsi aggiornati dovuti dall’ente regionale alle strutture che erogano le prestazioni specialistiche in maniera omogenea su tutto il territorio nazionale. Significa che in Campania come in Lombardia o in Veneto il costo di ogni trattamento è lo stesso. Con la differenza che mentre queste ultime regioni hanno registrato una riduzione dei costi, per la nostra il tariffario mai aggiornato (a causa del piano di rientro) è risultato triplicato. La conseguenza? «Che in sostanza il vecchio budget (globalmente 45 milioni) stanziato dalla Regione Campania – risponde Cesare Guida, direttore di Radioterapia all’Ospedale del Mare – oggi non è più sufficiente a garantire il rimborso adeguato all’aumento dei costi». E così a fine 2025 si è registrato uno sforamento del tetto assegnato di circa 38 milioni.
Al momento, sottolineano i titolari delle strutture ,non è stato siglato alcun contratto di adeguamento, situazione che avrebbe potuto comportare l’interruzione delle prestazioni già da gennaio scorso. Cosa che puntualmente accade per la radiodiagnostica e per la laboratoristica quando, ciclicamente, ci si sente rispondere “ci dispiace, il budget è esaurito” e i pazienti sono costretti a ricorrere al privato o ad aspettare chissà quando.
Ma se le attese sine die sono per tutte le discipline un macigno che grava sulla salute dei cittadini, ancor di più lo è per la radioterapia. La riunione di quattro giorni fa, nonostante il clima apparentemente sereno, non è servito a siglare alcun accordo tra Santa Lucia e i centri. Ancora Guida: «Oggi abbiamo in Campania un equilibrio quasi ottimale per la distribuzione dei pazienti tra pubblico e privato convenzionato, con tempi di attesa accettabili in ogni situazione. Ma preoccupa molto l’eventuale limitazione dell’attività delle strutture accreditate: noi da soli, già saturi, non riusciremmo a far fronte all’incremento delle richieste».


