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Napoli, è morto Mario Santella: lutto nel mondo del teatro

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Mario Santella se ne è andato, in punta di piedi senza dare impegno, come è sempre stata sua abitudine: anche quando voleva polemizzare, quando le discussioni sulla politica e sulle cose del teatro lo trascinavano avanti ad affermare idee in contrasto, lo faceva con garbo, quasi scusandosi delle sue convinzioni, argomentando e motivando piano.

Se ne è andato dunque uno dei più attenti protagonisti del teatro napoletano dagli anni settanta. Teatro “di ricerca” si chiamava, o “di sperimentazione”, perché si cercavano spunti poetici da incernierare in un linguaggio che portasse avanti quel che c’era alle spalle per andare verso qualcosa di nuovo e non ancora fatto, o detto, o messo in scena. Riscrivendo drammaturgie lontane nel tempo o trovandone nuove in avventure che dessero un senso a nuovi suoni e visioni e corpi in faticosa costruzione.

Ho conosciuto Mario al liceo, lui più grande di me che, quindicenne, mi affacciavo curioso al gran gioco appassionante del teatro che mise in scena reclutando studenti per una volenterosa “La piccola città”. Amici siamo rimasti per tutta la vita, intrecciando i nostri percorsi e distanziandoli a volte per poetiche molto diverse. Io per anni con Gennaro Vitiello nel Centro Teatro Esse di Via Martucci, lui sempre in giro, con Marialuisa a cercare nuovi spazi di azione, fisici e mentali, creando gruppi e spettacoli che rompessero le certezze.

E fu l’avventura del Gruppo Vorlesungen, portando avanti il linguaggio dirompente del Living Theatre, facendolo suo, osservando in “Analogon” la società imperfetta con un segno più pacato ma non meno drammatico e polemico. Non erano anni facili quelli, l’esperienza di una libreria di teatro sembrò giusta impresa colta e buona per racimolare il guadagno necessario ai progetti. Fu fallimento perché l’animo dell’imprenditore gli era estraneo. Quello del sognatore invece vinse sempre.

Ma con i sogni si sa bene che “si scrive sulla sabbia”, come ha detto l’amato figlio Samos dando l’annuncio della morte del padre che “se ne è andato senza soffrire, alla fine di una lunga conversazione, parlando della vita e di progetti”. “Sognatore inconcreto” ho ricordato Mario abbracciando Valia, l’altra figlia, la gemella che dal padre ha ereditato l’arte della scrittura. Li ricordo bambini “al seguito”, quando non erano con i nonni, giocare in scantinati, “caves” si diceva in quegli anni, in cui si costruivano spettacoli provati a lungo per andare in scena tra polemiche e applausi.Mario e il suo gruppo andavano raminghi, sempre in cerca di uno spazio dove fare casa e bottega, al lavoro notte e giorno, entusiasti, con pochi soldi e pieni di progetti.

E fu il Teatro Alfred Jarry al Vicolo della neve, piccolo spazio accogliente, freddissimo d’inverno e caldo da morire nell’estate. Mario e Marialuisa lavoravano a costruire nuovi percorsi di drammaturgia, Majakovskij molto amato, Carmelo Bene amico con cui discutere, un “Amleto” a sorpresa, un “Faust” memorabile e visionario, “Peccato che fosse sgualdrina” fu provocazione e successo. Ma intanto di “alternativa” c’era stanchezza e ci fu l’occasione di radicarsi in uno spazio “vero” di teatro, il vecchio Ausonia, teatro popolare di Foria dove Mario pensava di poter portare le sue ricerche colte a un nuovo pubblico.

Ricordo la scoperta di Ionesco, Beckett clandestino non meno di Genet, qualche classico rispolverato per quegli anni difficili, gli “ottanta”. Scarpetta e Petito servirono ad alleggerire il peso di un teatro “ideologico e impegnato” che non gli venne incontro. Non domo il “sognatore” andava avanti con il suo gruppo non sempre fedele. Intellettuale colto e di spessore forte, drammaturgo, regista di grande talento, attore a volte in scena con minore fortuna, generoso e instancabile.

Al cinema aveva bella presenza congrua, in “Matilda”, “Sud”, “Mi manda Picone”, il suo volto e il suo gesto funzionava; in “Brutti sporchi e cattivi”, in “Morte di un matematico napoletano”, il segno di Mario Santella incrociò lo sguardo acuto di Antonietta De Lillo, Gabriele Salvatores, Nanni Loy, Mario Martone.Oggi che non incontrerò più Mario nel vicino supermercato dove facevamo acquisti fermandoci a parlare del passato e dei sogni impossibili a venire, mi mancherà la sua amicizia e il racconto delle difficoltà vissute come fossero privilegi d’intelletto.

Forse il tempo di quel teatro “eroico” s’è perso per sempre ci dicevamo, pronti però a scrutare, guardano avanti, il nuovo che, immemore della fatica, si fa avanti. Ma intanto sui “social”, com’è abitudine, vecchi e nuovi amici lasciano messaggi di vago affetto e stima e memoria. Ma chi volesse dare un ultimo saluto a Mario Santella potrà recarsi alla sala mortuaria del Pellegrini, oggi martedì 23 giugno fino alle 18,00 e domani, mercoledì 24, fino alle 13.

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2026/06/23/news/napoli_morto_mario_santella_teatro-425429494/?rss

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