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Napoli, in centinaia in piazza: “La frutta aumenta, mangeremo Meloni”

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“La frutta aumenta, mangeremo Meloni” si legge su un cartellone alzato da due studenti. In una città blindata, circa trecento persone si sono radunate in piazza Garibaldi a Napoli per il presidio contro il caro vita, alimentato con un tam tam sui social.

Ad aprire il corteo, una bandiera neoborbonica. Tra le file si sventolano anche i vessilli dei Carc mentre giovanissimi manifestanti vestiti di nero hanno il volto coperto da sciarpe. Dal corteo cori di rivolta e insulti alla premier Meloni. I numeri dei partecipanti aumentano durante la marcia lungo il corso Umberto alla fine saranno circa in mille a sfilare. La polizia indossa i caschi, la vigilanza è strettissima anche da chi conquista la testa di una protesta che nasce senza padri e, in teoria, senza leader dichiarati. Vengono esplosi pesanti petardi ma parte il coro “scemi scemi”. L’ordine è di non causare incidenti. La polizia prima della partenza blocca e porta via alcuni minorenni perché hanno il volto coperto da sciarpe e berretti. Saranno identificati e riconsegnati alle famiglie.

Momenti di tensione per un gruppo di ragazzi, durante il corteo, all’altezza del palazzo di Msc Crociere per un litigio.

Tra i tanti turisti al Plebiscito, invece, spunta il sindaco di Benevento Clemente Mastella: “Sto preparando la mia candidatura alle primarie in quota anziani”, scherza. La piazza è controllata da quattro blindati della polizia. Presidi massiccia anche a Chiaia dove le boutique di alta moda hanno sbarrato le vetrine. Da piazza Garibaldi il corteo è partito verso corso Umberto. Ci sono studenti, mamme con figli, e anche qualche giovane vestito di nero come sollecitato sui canali Telegram da qualcuno nei giorni scorsi, in vista degli appuntamenti napoletani.

In piazza Plebiscito invece si presentano anche le attiviste del movimento delle mamme vulcaniche. “Ma dov’è il corteo” chiede una coppia di turisti. In piazza Garibaldi passa anche il questore Fausto Lamparelli, al lavoro da ieri in una meticolosa opera di prevenzione. Nell’altra piazza a “rischio” c’è il prefetto di Napoli, Michele di Bari: “Stiamo lavorando con grande attenzione per garantire la sicurezza” afferma.

Alcune saracinesche sono abbassate in via Chiaia, le griffe hanno installato pannelli di compensato davanti alle vetrine per ragioni di sicurezza. Nella zona del centro, da piazza Borsa a piazza del Plebiscito, la gran parte dei negozi è aperta, ma qualche bar e ristorante ha rimosso tavolini e sedie all’esterno.

Il corteo arriva in piazza Municipio senza incidenti. Qualche momento di tensione per l’esplosione di alcuni petardi e un ragazzo viene bloccato dalle forze dell’ordine. Davanti al Comune la folla si siede a terra e invita le forze dell’ordine a levarsi i caschi e fare lo stesso. Polizia e carabinieri raccolgono in parte la richiesta: si allontanano di qualche metro presidiando la piazza da più lontano allentando il cordone di sicurezza. Gesto distensivo accolto dagli applausi dei manifestanti.

Poco prima delle 18, la protesta contro il caro vita si conclude senza incidenti, anche per il solido servizio di ordine pubblico della polizia e delle altre forze dell’ordine. A vigilare sulla piazza anche la Digos guidata da Walter Dian.

Via gli elmetti, giù gli scudi, la piazza si accende per la musica: i ragazzi ballano sulle note di “Je so’ pazzo” di Pino Daniele. Non c’è più tensione, si ride e scherza, ma la protesta non finisce: “Torniamo in strada contro il caro vita il 30 ottobre. Ci devono ascoltare”.

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2026/10/24/news/napoli_protesta_caro_vita_meloni_governo-425672644/?rss

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