

Un nuovo incarico per il direttore generale dei Musei Massimo Osanna. Da Roma filtrano indiscrezioni che lo vedono prendere il posto di Mario Turetta, che ha ormai raggiunto l’età della pensione, alla guida del Dipartimento per le Attività culturali, il Diac. Una delle quattro strutture di vertice volute dall’ex ministro Gennaro Sangiuliano che si impegnò in una riorganizzazione degli uffici di via del Collegio Romano.
E se all’epoca – tra la primavera e l’estate del 2024 – Massimo Osanna fu a sorpresa tra i grandi esclusi di quell’avvicendamento (si era parlato anche dell’attuale direttore del Museo di Capodimonte Eike Schmidt), stavolta ecco per lui la nomina che lo catapulta all’apice del ministero, in uno dei quattro super dipartimenti, al fianco di Alfonsina Russo (dipartimento per la Valorizzazione del patrimonio culturale), Paolo D’Angeli (dipartimento per l’Amministrazione generale) e Luigi La Rocca (per la Tutela del patrimonio culturale). La firma del ministro Alessandro Giuli è imminente. Già data per certa negli ambienti dei musei e dei parchi archeologici che in Osanna avevano trovato un solido alleato.
Adesso l’archeologo cui Pompei — prima di ogni altro sito — deve il suo deciso cambio di passo, prende il posto di Turetta e si prepara a governare un segmento decisivo della cultura Made in Italy: il cinema e l’audiovisivo, lo spettacolo, le biblioteche e gli istituti culturali, la creatività contemporanea. Significa che tra le sue competenze rientreranno dal teatro al circo, dalla danza alla musica, dalle produzioni cinematografiche alla promozione delle imprese culturali e creative, dalla cultura urbanistica e architettonica alla promozione del libro, dalla proprietà intellettuale alla valorizzazione delle biblioteche statali.
Per Osanna si tratta di un cambio, che segna anche una modifica di profilo nella geografia interna del ministero. Non più soltanto il manager dei musei e dei parchi archeologici, ma una figura chiamata a tenere insieme linguaggi culturali differenti, mondi produttivi spesso in competizione tra loro e settori che negli ultimi anni hanno reclamato maggiore ascolto e risorse. La sua nomina viene letta anche come il riconoscimento di un metodo di lavoro che a iniziare da Pompei ha puntato su apertura internazionale, innovazione tecnologica, valorizzazione dei territori e capacità di attrarre pubblico senza rinunciare al rigore scientifico. E anche come valorizzazione delle sue capacità gestionali, legate ad esempio alla complessa macchina del Grande progetto Pompei da 105 milioni.
Il nuovo incarico arriva inoltre in una fase delicata per il ministero, stretto tra le richieste del comparto dello spettacolo, la crisi strutturale delle sale cinematografiche, il tema della promozione della lettura e la necessità di ridefinire il rapporto tra patrimonio culturale e industrie creative. Su questi dossier Osanna sarà chiamato a costruire una visione complessiva, con un ruolo che va ben oltre la gestione amministrativa e che avrà inevitabili ricadute politiche e strategiche sull’intero sistema culturale italiano.


