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Paralizzata dalla Sla aspetta il suicidio assistito da 8 mesi: “Corpo è prigione, voglio andarmene”

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Aspetta da ottobre. “Desidero con tutte le mie forze di poter accedere al suicidio medicalmente assistito e trovare la mia pace”, dice la paziente di Sla del napoletano che ha ottenuto dall’AslNa3 il parere positivo per poter morire come vorrebbe. Ma non basta. “Attendo che arrivi dalla Toscana la strumentazione che è stata richiesta qui da Napoli. Io sto peggiorando e anche gli occhi mi stanno abbandonando, rendendomi difficile l’uso del puntatore oculare”, racconta denunciando la sua situazione.

Per la legge è solo lei, pensionata di 72 anni, che può assumere il farmaco previsto dalla norma per il suicidio. Irene, nome di fantasia, ormai non si muove più. L’unica possibilità è che azioni un sistema con il battito degli occhi. Suo solo modo di comunicare con il mondo. Una procedura utilizzata prima di lei da un’altra paziente Libera, in Toscana. Ma in questi otto mesi ha continuato a vivere sapendo di dovere morire, senza potere mettere una data alla fine della sua sofferenza.

“Il mio corpo è una prigione da cui non posso uscire. Riesco solo a vedere e ascoltare quello che mi accade intorno. Il resto la Sla se l’è preso. Non posso parlare, non posso mangiare, non posso muovermi, non posso abbracciare chi amo. Per me questa non è assolutamente una vita degna di essere vissuta”, racconta. Accanto a lei il marito e la figlia. Ma ormai non c’è più molto tempo, la malattia avanza e potrebbe negarle questa ultima possibilità.

Il 29 aprile 2025 Irene ha chiesto alla propria Asl la verifica delle condizioni per accedere al suicidio medicalmente assistito. A ottobre 2025 la commissione medica della Asl Napoli 3 Sud ha accertato il possesso di tutti i requisiti. Ma a oggi è ancora tutto fermo. La storia viene resa nota dall’Associazione Luca Coscioni. L’unica modalità possibile è l’utilizzo del puntatore oculare che già usa per comunicare, collegato tramite un programma realizzato appositamente dal Cnr: si tratta dello stesso sistema già utilizzato nel marzo 2026 da Libera, la persona affetta da sclerosi multipla che in Toscana ha avuto accesso al suicidio medicalmente assistito dopo il provvedimento del tribunale di Firenze.

Ma nelle interlocuzioni tra le amministrazioni coinvolte con il collegio legale dell’Associazione Luca Coscioni che segue la paziente, il ritardo sarebbe legato a ulteriori verifiche e adempimenti amministrativi poiché l’azienda toscana ritiene che debba essere effettuato un nuovo collaudo.”La tecnologia necessaria esiste, è stata sviluppata dal Cnr, testata e già utilizzata nel caso di Libera. Per questo non ci siamo rivolti finora al tribunale – spiega Filomena Gallo, difensore di Irene con un ampio collegio legale e segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni – Non occorre realizzare un nuovo dispositivo, ma semplicemente trasferire quello esistente e procedere alla taratura del puntatore oculare sulle condizioni cliniche”.

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2026/06/20/news/paralizzata_dalla_sla_aspetta_il_suicidio_assistito_da_8_mesi_corpo_e_prigione_voglio_andarmene-425423472/?rss

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