
Uno parte da Milano, l’altro dalla Colombia. Non si conoscono, ma il terremoto che ha devastato il Venezuela li ha lasciati con lo stesso destino. Carlos Cuomo, originario di Laviano, e Benito Garofalo, originario di Camerota, sono gli unici sopravvissuti delle loro famiglie. Oggi volano verso Caracas. Non inseguono più la speranza di un miracolo. Vogliono ritrovare i loro cari.
“Voglio vedere la mia famiglia, voglio vedere con i miei occhi quello che è successo. Non riesco a crederci”, dice Carlos Cuomo, 28 anni, poco prima di salire sull’aereo. Al momento del sisma si trovava a Milano, dove era arrivato per sottoporsi a cure sanitarie. Una circostanza che gli ha salvato la vita.
Nel crollo dell’edificio Petunia, nel quartiere di Los Palos Grandes, sono morti il padre Enzo Cuomo, 63 anni, architetto nato a Caracas da genitori emigrati dalla Campania agli inizi degli anni Sessanta, la madre Trini Adrian, 53 anni, e la sorella Isabella, di 22 (ma per le ultime due vittime manca ancora la conferma ufficiale). La sua è una storia che rende ancora più dolorosa questa tragedia. Pochi mesi fa Carlos aveva affrontato un trapianto di midollo osseo. A donargli le cellule staminali era stato proprio il padre Enzo. Quel gesto gli aveva restituito una prospettiva di vita. Oggi è lo stesso padre che il giovane torna a cercare sotto le macerie.
A migliaia di chilometri di distanza, quasi nelle stesse ore, è partito anche Benito Garofalo. Vive in Colombia ed è l’unico sopravvissuto della famiglia originaria di Licusati, piccola frazione di Camerota, nel Cilento. “Ho perso tutto”, racconta tra le lacrime mentre è in viaggio. “Ma voglio dare il mio contributo. Vado in Venezuela per aiutare a scavare, per cercare i miei cari morti sotto le macerie e anche quelli degli altri”.
Sotto i detriti sono scomparsi il padre Gennaro Garofalo, il fratello Luis Gerardo, la sorella Giovanna, il nipotino Emanuele, di appena due anni, e il marito di Giovanna, Luis Aguilar. Tutti morti, dicono i familiari. “Mio papà aveva un sogno: venire in Italia. Voleva tornare a Licusati, il suo paese d’origine, e poi andare a Torino per riabbracciare sua sorella. Invece, dopo una vita di sacrifici, è morto in Venezuela, sotto le macerie della sua abitazione”.
Anche da Camerota, intanto, è arrivata la conferma ufficiale del lutto. Con una nota il Comune ha espresso cordoglio per i cinque componenti della famiglia Garofalo, ricordando il legame profondo che unisce il territorio cilentano al Venezuela, tanto da essere conosciuto come il “Venezuela d’Italia”. I Garofalo vivevano da anni a La Guaira, una delle aree più colpite dal terremoto, e sono rimasti sepolti sotto il crollo dell’edificio Misión Vivienda, nel quartiere Los Cocos.
A Caracas si continua a scavare senza sosta. Le autorità non hanno ancora completato l’identificazione di tutte le vittime e dei superstiti. Nelle prossime ore Carlos e Benito arriveranno nella capitale venezuelana. Uno parte da Milano, l’altro dalla Colombia. Due figli che percorrono al contrario la strada intrapresa decenni fa dai loro padri, emigrati in cerca di un futuro. Tornano nel Paese che aveva accolto le loro famiglie non per ricominciare una nuova vita, ma per cercare chi hanno perduto e dare loro un ultimo saluto.


