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Cinema, il caso di Paolo Sorrentino l’“antipatico”: 14 candidature ai David, zero vittorie

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L’anno scorso, con Parthenope, quindici candidature ai David di Donatello e nessun premio. Quest’anno, con La grazia, quattordici candidature e nessun premio. Come si fa ad avere ancora dei dubbi? All’establishment del cinema italiano Paolo Sorrentino non deve stare molto simpatico.

Paradossale, trattandosi del regista italiano oggi più conosciuto e stimato a livello internazionale. Dovrebbe, al contrario, essere un motivo d’orgoglio per il nostro cinema. Eppure, per due anni consecutivi, un trattamento che ha il sentore della beffa: una pioggia di candidature , neanche una delle quali supera il vaglio della giurìa.

Nel 2025, forse fiutando l’aria o forse trattenuto da altri impegni, il 56enne cineasta napoletano non si era nemmeno presentato alla cerimonia di assegnazione dei David. Quest’anno invece ci è andato, era anzi seduto in prima fila, sia pure con aria scettica, e spesso veniva inquadrato dalle telecamere della Rai. Lo è stato rapidamente, forse per malizia o forse per puro caso, anche mentre veniva annunciato il riconoscimento al miglior regista, che neanche questa volta era lui.

Eppure il suo talento è riconosciuto nel resto del mondo. Ha lavorato con alcuni tra i più grandi attori. In alcuni casi, con autentiche leggende: Jane Fonda, Michael Caine, Sean Penn, Harvey Keitel, Jude Law, John Malkovich, Sharon Stone, Gary Oldman. Per non parlare degli attori italiani: l’amico di sempre Toni Servillo, Fabrizio Bentivoglio, Carlo Verdone, Stefania Sandrelli, Luisa Ranieri, Sabrina Ferilli, Andrea Renzi, Silvio Orlando, Anna Bonaiuto, Nello Mascia, Giacomo Rizzo.

Visionario e inconfondibile il suo stile, forti e originali le sue tematiche. Il suo cinema può piacere molto o molto poco, può ammaliare, irritare, lasciare indifferenti. Si parla comunque di un vero regista, di un autore con una visione e un’idea di cinema: condivisibile, non condivisibile, non è questo il punto. Si parla di un artista che sa coniugare la raffinatezza e l’audacia stilistica con la popolarità. Basti pensare che La grazia ha incassato, soltanto in Italia, oltre sette milioni di euro.

E che quando nel 2024 il suo Parthenope, in virtù di un’accorta campagna promozionale, venne presentato nel corso di anteprime notturne (dalla mezzanotte in poi) nelle più importanti città italiane, migliaia di persone si prenotarono e i biglietti andarono esauriti nel giro di poche ore.

E non dovrebbe essere questo il cinema, il vero cinema? Premi o non premi? In un’epoca dominata dalle piattaforme riuscire a riempire le sale con prodotti di qualità, capaci di catturare l’attenzione del pubblico? Non è questa la grande tradizione del cinema italiano, dei Fellini, dei Visconti, dei Pasolini, dei Leone e dei re della commedia Monicelli, Risi, Scola? E allora perché questa conventio ad excludendum? Nulla togliendo al prestigio dei David, Sorrentino ha vinto un Oscar. Ma nel cinema italiano è un alieno. Non gioca a fare il simpatico. Non è politically correct. Ha una visione complessa e un pensiero complesso. È difficile incasellarlo negli schemi consueti: ideologici, di linguaggio, di comportamento. Non fa comizi, non sventola bandiere, non ostenta distintivi, non parla per slogan. È forse tutto questo che sta pagando?

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2026/05/10/news/paolo_sorrentino_david_donatello_regista-425335848/?rss

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