

Niente da fare per Pozzuoli e Capri: è Civita di Bagnoregio/Bolsena la città designata Capitale italiana dell’arte contemporanea 2028. Lo ha annunciato il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, nel corso della cerimonia presso la Sala Spadolini del Ministero. Alla proclamazione hanno partecipato i rappresentanti delle quattro candidature selezionate per la fase finale. Alla città vincitrice sarà assegnato un contributo di un milione di euro per la realizzazione del programma culturale proposto.Pozzuoli era arrivata al rush finale puntando su “La città delle fragilità creative”, un progetto che intendeva trasformare la convivenza millenaria con il bradisismo in una risorsa culturale e sociale. Ideata da Paolo Lubrano, con la direzione artistica di Francesco Cascino, la candidatura immaginavo la città come un laboratorio diffuso, nel quale archeologia, scienza e arte contemporanea dialogano con le comunità.
Dal Rione Terra all’Anfiteatro Flavio, dal Macellum ai quartieri ricostruiti dopo le crisi bradisismiche degli anni Ottanta, il territorio sarebbe diventato protagonista di un percorso di rigenerazione e partecipazione. Il programma avrebbe coinvolto 24 artisti internazionali, tra cui Giulio Paolini, Liam Gillick, Thomas Hirschhorn e Ugo Rondinone, chiamati a realizzare opere permanenti destinate al patrimonio pubblico. A sostenerlo una rete di istituzioni che comprende l’Università Federico II, L’Orientale, l’INGV, il CNR e il Parco archeologico dei Campi Flegrei. Tra gli obiettivi figura anche il Patto delle Città Fragili, una rete internazionale di territori accomunati da vulnerabilità geologiche, ambientali e sociali. L’ambizione? Lasciare un’eredità culturale capace di andare oltre il 2028. E anche se la vittoria è andata a Civita di Bagnoregio, insieme a Bolsena, per Pozzuoli resta il valore di un percorso che ha portato la città alla ribalta nazionale. «Torniamo da Roma con un po’ di delusione, ma con un orgoglio immenso», commenta Paolo Lubrano, ideatore della candidatura e direttore generale del progetto.
Un’amarezza che non cancella la soddisfazione per gli apprezzamenti ricevuti e, soprattutto, la volontà di dare continuità alle idee messe in campo. «Abbiamo messo un seme, e adesso abbiamo il dovere di prendercene cura. – aggiunge Lubrano – Sono convinto che la cultura possa continuare a rappresentare una leva di sviluppo e partecipazione per il futuro della città». Capri aveva invece proposto un dossier dal titolo evocativo, “Le sirene del nuovo”, una rilettura contemporanea del mito dell’isola attraverso arte, tecnologia e nuove forme espressive. Oltre 40 artisti da cinque continenti, un programma distribuito lungo tutto l’anno e l’obiettivo di superare la stagionalità culturale.


