

Con l’inizio del tour sto ascoltando sempre “Musica musica” di Pino Daniele che conosco da sempre, ma ho riscoperto negli ultimi giorni. Un groove irresistibile, quasi alla Supertramp. Le sonorità di Pino sono immortali, la sua musica internazionale senza mai perdere la specificità partenopea. Che poi è sempre stato il potere musicale di Napoli». Fulminacci con quel suo stile un po’ vintage eppure molto contemporaneo, che mette d’accordo adolescenti e ultracinquantenni, è un cultore del grande cantautorato, e insieme con i The Beatles, Dalla, Venditti, De Gregori e De André ha sempre ascoltato l’artista “nero a metà”. Il cantautore romano, 28 anni, al secolo Filippo Uttinacci, Premio della critica a Sanremo 2026 con “Stupida sfortuna”, porta il suo “Palazzacci tour” stasera alle 21 al Palapartenope a Fuorigrotta, reduce dal sold out di giovedì sera nella sua città, Roma.
Fulminacci, nel 2019 la critica l’aveva già notata con “La vita veramente” Targa Tenco, questa volta ha vinto il Premio della critica Mia Martini a Sanremo, e anche il pubblico la ama, più di una vittoria?
«In cuor mio il Premio della critica era il più ambito, la mia gara personale l’ho vinta. Ho come la percezione di aver vinto il Festival. Questo è un premio gigante, per me il più importante. Sono cose bellissime che determinano anche un po’ di responsabilità, per me che sono un po’ ansioso: anche quando ho vinto il Tenco ho sentito un po’ il peso dell’aspettativa, del dopo, ma in realtà è solo un approccio caratteriale, sono felicissimo».
Se l’aspettava nell’epoca dei rapper di vincere con questo stile scanzonato, ironico, un po’ retrò, senza esibire tatuaggi?
«Da sempre sono molto legato alle cose vecchie, che per me sono belle, non le vedo superate. Come i Beatles con i quali sono cresciuto, che anche oggi avrebbero lo stesso successo, quando le opere sono fatte con gusto, anche se vengono dal passato, non muoiono. Poi ci sono le cose che invecchiano e basta».
Come Pino Daniele, sempre attuale.
«Sono legato alle sue canzoni, come “Dubbi non ho”, e tutto l’album “Nero a metà”. Questa sua “schizofrenia” musicale, questo suo essere trasversale, è molto interessante, un caposaldo della musica».
Stasera lei si esibisce a Napoli, culla della musica urban e rap degli ultimi anni. Lei con Calcutta e Franco126 viene dalla scena capitolina, cosa apprezza della new wave partenopea?
«Napoli ha tante note, da sempre fucina di talenti, lo sappiamo. Apprezzo molto la scena cantautorale, come il mio amico Sano (nome d’arte di Riccardo Capone, ndr) dai Thru Collected alla sua carriera solista, bravissimo, così come Draft dei The Psicologi, vorrei collaborare con loro. E Giovanni Truppi, ormai naturalizzato romano, con il quale ho già cantato, ha un livello altissimo».
A Napoli è stato pubblicato per la prima volta in Italia nel 1986 “Meno di zero” di Bret Easton Ellis dall’editore Tullio Pironti, romanzo al quale lei si è ispirato per la canzone omonima del disco.
«Non lo sapevo, perché ho letto l’edizione Einaudi, ma dobbiamo essere grati a Pironti. Ho scoperto il libro a casa di Golden Years mentre scrivevamo l’album, una scrittura mozzafiato, è uno di quei libri che ti cambiano un po’ la vita».
Grazie a Sanremo un cantautore giovane ha ancora la possibilità di farsi conoscere da un pubblico molto vasto, oltre i social.
«La partecipazione a Sanremo è stata fondamentale, le persone mi fermano per strada non solo per “Stupida sfortuna”, ma per l’intero album “Calcinacci”. Ci poteva essere il rischio “effetto My Sharona” come dico io, potevano affezionarsi solo alla canzone di Sanremo, invece ascoltano tutto il disco. La soddisfazione più grande oggi».
Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2026/04/11/news/fulminacci_sanremo_pino_daniele-425276942/?rss


