giovedì, 11 Giugno, 2026
20.7 C
Napoli

Il “migrante” Simone Zullo vince il Mondiale dei pizzaiuoli. “Con la semplicità di una Marinara”

- Advertisement -https://web.agrelliebasta.it/la-mattina/wp-content/uploads/2021/01/corhaz-3.jpg

Parla tutte le lingue del mondo, senza tuttavia rinunciare al suo viscerale legame con Napoli. Sua maestà la pizza, celebrata – è il caso di dirlo – in tutte le salse: alla Mostra d’Oltremare è andato in scena il Campionato mondiale del pizzaiuolo, una sfida senza esclusione di colpi per aggiudicarsi l’ambita Caputo Cup. Ed è stato anche un modo efficace per rimarcare i trend di un consumo in crescita esponenziale (+10% ogni anno), ormai tradotto nel successo social del prodotto culinario per eccellenza, il più fotografato al mondo secondo una ricerca di Pixsy, con quasi 60 milioni di scatti su Instagram.

In una commistione di lingue e sensibilità, con rappresentanti di 100 differenti Paesi del mondo, ha così trionfato – superando la concorrenza di due pizzaiole dell’Estremo Oriente – Simone Zullo, campano di Alife ma ormai trapiantato a Sydney, dove ha aperto la pizzeria “Fratelli Pulcinella: sua la migliore pizza napoletana S.T.G. Una dedica speciale (“Ai miei gemelli di 11 anni”) e, soprattutto, l’esaltazione dell’artigianalità: “Ho sempre preparato questa pizza con un impasto fatto a mano, come si faceva una volta e nel pieno rispetto del disciplinare”. Nel variegato podio c’è spazio anche per Corea e Giappone, con il talento al femminile di due maestre pizzaiole che hanno conquistato Napoli, So Jung Kim e Rui Ebina.

Una storia, quella di Zullo, che premia anni di gavetta (“Ho iniziato lavando i piatti, poi ho cominciato a viaggiare e a fare esperienza all’estero, studiando e perfezionandomi, questo mestiere è un’avventura”) e sacrifici (“Resto legato al Parco del Matese e alla mia Alife, mi mancano uliveti e montagne di casa”).

Zullo non ha nascosto la sua emozione: “Per un emigrante, vincere un campionato del mondo della pizza a Napoli ha un significato particolare”. E ha vinto, ancora una volta, la semplicità: “Sì, la pizza che mi ha permesso di conquistare il titolo mondiale è stata una Marinara. – spiega – Ecco, molti la considerano una pizza semplice, io credo che sia la più difficile e la più sincera. Perché non permette scorciatoie. Non puoi nasconderti dietro ingredienti elaborati. Si vede tutto: la qualità dell’impasto, la maturazione, la cottura, l’equilibrio e il rispetto della tradizione. È la pizza che più rappresenta la mia filosofia professionale: fare cose apparentemente semplici in maniera straordinaria. E in quella pizza c’erano Napoli, la Campania, il Parco del Matese, anni di esperienza e tutto l’amore che provo per questo mestiere”.

“La pizza è un cibo che va condiviso e mangiato in compagnia – ha commentato il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi – Rappresenta l’essenza di Napoli: è semplice ma al tempo stesso ricca ed è il simbolo della nostra identità. In ogni angolo del mondo, d’altronde, dire ‘pizza’ significa dire ‘Napoli’. Ringrazio Mulino Caputo perché porta ovunque l’anima della nostra città, e per aver saputo radunare così tanti neo-napoletani, persone che torneranno nei loro Paesi d’origine, ma con un cuore ormai profondamente napoletano”.

Sono stati tre giorni incredibili – sottolinea Antimo Caputo, ceo dell’omonimo Mulino – un susseguirsi di bandiere dall’Asia, all’America. Il podio finale racchiude l’essenza stessa del Trofeo Caputo in una sola parola: la pizza è diventata trasversale. Mi ha emozionato vedere questi ragazzi abbracciarsi e festeggiare insieme, condividendo l’anima della pizza perché il mestiere del pizzaiolo è un’arte, un messaggio potentissimo che, in un momento storico così delicato, dovrebbe andare ben oltre i confini della tavola”. Tra le altre categorie, il Trofeo delle Nazioni (vinto dalla Corea), “Pizza&Vino”, Classica, Americana e Senza Glutine.

“I pizzaioli che partecipano sempre più numerosi, il campionato è in costante crescita”, commenta Gianluca Pirro, presidente dell’APN (Associazione Pizzaiuoli Napoletani. E sono arrivati, a Napoli, anche dall’Argentina e dalla Nuova Zelanda, da Taiwan e dalla Slovenia, uniti tutti da una sottile linea rossa, la passione per la pizza e per le sue evoluzioni, nel rispetto di una tradizione che non conosce crisi.

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2026/06/11/news/il_pizzaiolo_campione_del_mondo_e_il_migrante_simone_zullo_con_la_marinara_vince_la_semplicita-425404064/?rss

spot_img
spot_img

Cosa fare in città

Archivi