
Il Pd insegue la scia: il risultato “stratosferico” a Napoli e in Campania del referendum per il no alla riforma della giustizia. Direzione: Politiche 2027, se non si vota prima. Meglio organizzarsi per tempo. E cosi all’hotel Caracciolo va in scena una due giorni dei dem su “La nuova questione meridionale”.
Coincidenza: i 100 anni degli scritti di Gramsci. Il sindaco Gaetano Manfredi, ospite in video collegamento, suona la carica: «Andremo al governo con la ricetta del Sud che deve valere per tutta l’Italia. Nelle proposta politica del centrosinistra, il Mezzogiorno dovrà essere centrale».
Ed ecco l’ex rettore infilare nel programma elettorale un paio di file: «Le aziende partecipate dello Stato investano nel Meridione, sulle competenze dei nostri giovani talenti». E poi il tema delle politiche energetiche: «Il Sud è un hub energetico naturale per le rinnovabili, abbiamo il sole e vento…». Alla convention è invitato lo stato maggiore del Pd targato Elly Schlein: da Andrea Orlando a Dario Franceschini a Roberto Speranza, persino il presidente Stefano Bonaccini, l’ex minoranza. Tutte le correnti attovagliate, per il gran ballo verso le primarie e la scelta del candidato premier.
Ma Schlein non c’è, neanche da remoto, fa notare qualcuno. Invece completano il quadro Pasquale Tridico del M5S e oggi il presidente della Regione Roberto Fico. Prove tecniche di campo largo. Con un segnale per chi non dà per scontato il successo di Schlein alle primarie? Occhio che Manfredi resta quotato tra i possibili candidati del centrosinistra, lui che ha già detto che non partecipa a eventuali primarie.
Quando gli si chiede dell’ex rettore, Sandro Ruotolo – eurodeputato e organizzatore della due giorni – mette le mani avanti: «No al Papa nero, no ai federatori, non ci credo». E in prima fila spunta l’ex calciatore del Napoli, Cané. «Inutile strattonare persone – commenta Marco Sarracino, deputato dem e componente come Ruotolo della segreteria Pd – Manfredi ha un profilo nazionale ma saprà scegliere lui cosa è meglio per Napoli e per il Paese».
Bando ai nomi. Ruotolo avverte: «Le prime primarie partono da Napoli e sono il programma». Ci sono quattro panel all’hotel Caracciolo in cui discutere di classi dirigenti, giovani, cultura, pace. Fanno capolino lo scrittore Maurizio De Giovanni, Paolo Siani, Pino Paciolla, il padre del cooperante napoletano trovato morto in Colombia nel 2020. «I giovani qui non si sposano perché non hanno casa – racconta Ruotolo – Siamo una terra che forma e poi perde i suoi talenti. Ma attenzione ci sono anche i nonni con le valigie, gli anziani che devono andare fuori per curarsi».
Eccoli i temi dal Sud: diritto all’abitare, salario minimo, sanità pubblica, infrastrutture. «Poi lo possiamo dire – continua Ruotolo – che qui esiste ancora un problema di clientelismo, familismo, infiltrazioni della criminalità organizzata, liste civiche che sono comitati di affari». E si avverte la tensione sul caso Salerno: Vincenzo De Luca, l’ex governatore iscritto al Pd, candidato a sindaco per la quinta volta, con il Pd che presenta il simbolo e il figlio Piero che è segretario regionale dem.
A proposito: De Luca Jr, il segretario, non si vede. «Ho invitato solo chi mi ha sostenuto alle Europee», graffia Ruotolo. Sgarbi incrociati: il retroscena racconta che qualche mese fa, all’evento alla Stazione marittima di Bonaccini, in prima fila De Luca jr, la coppia Ruotolo-Sarracino non era stata avvistata. Al tavolo sulle classi dirigenti Federico Conte ci mette il carico da novanta: «La decisione del Pd di negare simbolo e lista a De Luca a Salerno significa che in Campania il Pd non c’è come partito, ma è prigioniero di un gruppo di potere tanto piccolo quanto determinato». Ma prevale la voglia di derubricare l’anomalia salernitana a «dinamiche locali». Anche se va detto: alle Comunali l’accordo con i 5 stelle fatica anche tra Portici, San Giorgio a Cremano, Avellino. «Ma abbiamo un partito diverso rispetto a qualche mese fa – insiste Ruotolo – La strada con De Luca si è divisa, siamo diventati un partito plurale, prima era solo feudalesimo». Sarracino converge: «Al netto delle amministrative e delle primarie noi vogliamo preservare il campo largo. L’alleanza con i 5 stelle, Avs, Italia Viva, è iniziata qui, tra Napoli e i Comuni della Provincia». E ora Ruotolo propone a Napoli persino «l’università della pace».


