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Napoli, una Mensa nel nuovo Pd “mixed by Elly”

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La Sinistra che ancora si interroga sulla vittoria di Giorgia Meloni – a cominciare dal nuovo Pd di Elly Schlein – potrebbe trarre esempio dalla Mensa dei bambini proletari, per ritrovare in una storia di cinquant’anni fa la sua ispirazione più autentica e popolare. Quell’esperienza, nata a Napoli nel 1973 in vico Cappuccinelle a Montesanto, è stata rievocata in questi giorni dal suo animatore Geppino Fiorenza insieme ai compagni dell’epoca, Cesare Moreno e tanti altri protagonisti dei movimenti anni ‘70. È vero che, tra i promotori, molti venivano dalla sinistra radicale di Lotta Continua. Ma c’era ben poco di ideologico in quel genuino slancio di solidarietà. La Mensa fu in primo luogo una manifestazione di umanesimo della politica. Un volontariato civico. Si stava con gli ultimi, accanto alle famiglie con bambini più poveri. Perché era giusto farlo. E si condivideva lo spirito pubblico di quel periodo, il “noi” al posto di “io”. Il contrario di oggi.

In vico Cappuccinelle i ragazzi del centro storico trovavano un pasto caldo, laboratori di artigianato, musica e teatro, un presidio medico aperto a tutto il quartiere. All’ora di pranzo c’era la fila. Nacque anche un centro antifascista negli anni in cui gli scontri con le bande di estrema destra erano continui. Le operaie che lavoravano in nero scarpe e borse, intossicate dall’utilizzo di collanti nocivi, ricevettero aiuto e assistenza medica. Si faceva ogni sforzo per preservare la dignità del lavoro e degli ultimi. Molte personalità furono affascinate dalla Mensa. Arrivavano contributi dall’Italia e dall’estero: all’epoca si chiamava semplicemente colletta, oggi si dice “crowdfunding”. A Napoli l’allora sindaco Maurizio Valenzi erogò due contributi di 25 milioni di lire. Ma non potevano bastare, perché la Mensa per le spese ne richiedeva 60 al mese. Dopo dieci anni, fu chiusa.

Quella vicenda è troppo importante per esaurirsi nei ricordi. La nostalgia serve a poco. Bisogna chiedersi come renderla attuale, quale insegnamento trarre. Lo spirito della Mensa oggi rivive negli esperimenti del privato sociale, che ha creato occasioni di sviluppo con concretezza e competenza. Quella storia di tanto tempo fa testimonia anche che il volontariato da solo non può reggere, senza robusti mezzi economici. Ecco perché la risposta deve venire in primo luogo dalle istituzioni pubbliche. E significa: scuole a tempo pieno con la refezione (oggi il dato regionale è fermo a un misero 18 per cento), perché i ragazzi dei quartieri disagiati devono essere tolti dalla strada; palestre efficienti per il divertimento e lo sport; asili e nidi con assistenza economica alle famiglie povere; istituti moderni ed efficienti.

Cinquant’anni dopo la Mensa, a Napoli, il dramma dell’infanzia esclusa si è addirittura aggravato. Il peggioramento fu conseguenza del terremoto, che negli anni ‘80 espulse la popolazione dal centro storico, deportandola negli alveari di periferia. Nel disastro socio-urbanistico e nella contemporanea crisi dell’economia affondano le radici, oggi, la questione dell’infanzia abbandonata, il malessere dei giovani senza istruzione né titoli di studio. È il cuore delle nostre emergenze. L’evasione scolastica minorile tocca tuttora percentuali spaventose. Ben 558 segnalazioni sono giunte al Comune di Napoli in soli tre mesi, da ottobre a dicembre 2022. I dati peggiori arrivano dalle periferie: Secondigliano, Scampia, Miano, San Pietro a Patierno, Piscinola, Marianella, San Giovanni a Teduccio, Barra, Ponticelli. Finché non si incide su questi fenomeni, la città non cambierà mai fino in fondo.

Ecco allora una possibile strada a Napoli e nel Sud. La Mensa dei bambini proletari ovviamente non può più essere riaperta, ma bisogna recuperare alla coscienza contemporanea quel particolare spirito solidaristico. Farne un modello di militanza politica. Contemporaneamente, proporre un coraggioso programma di investimenti pubblici nella scuola, nella formazione, nei trasporti, nel welfare. E vigilare affinché vengano utilizzate nei tempi giusti le risorse del Pnrr destinate alla povertà educativa. Per dare a ciascuno ciò di cui ha diritto, ovunque egli viva. Sarebbe un ben promettente avvio per la Sinistra “mixed by Elly”.

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2023/03/12/news/napoli_una_mensa_nel_nuovo_pd_mixed_by_elly-391719977/?rss

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