

Un primato del Mezzogiorno. È della Neonatologia della Federico II, diretta da Francesco Raimondi, il record del maggior numero di nascite accolte nel Sud: nel 2025 sono stati 3.145 i neonati assistiti, oltre il 12 per cento di tutte le nascite della Campania. In Italia, nello stesso anno, se ne sono registrati 355mila, mai così pochi dal 1861.
«La nostra regione, che rappresenta il 10 per cento della popolazione nazionale – rivela il professore – ha contato 39mila nuovi nati tra maschi e femmine. E, di questi, circa il 10 per cento nasce prematuramente, cioè prima della 37esima settimana di gestazione. Non tutti sanno che la prematurità non è un evento accidentale privo di rischi, ma una vera e propria malattia che condiziona per tutta la vita circa 28mila bambini italiani». Un rischio direttamente correlato all’anticipo della nascita rispetto ai nove mesi fisiologicamente “regolari”. Il che significa una gestione più complessa dei neonati. Ecco perché, mentre alle nascite fisiologiche è riservato un controllo clinico periodico con il sostegno all’allattamento al seno assicurato da personale esperto, l’assistenza ai parti in cui si sospetta un arrivo precoce e imprevedibile deve tenere conto invece di eventuali condizioni di emergenza.
Certo, non sempre la situazione si rivela grave, ma dietro l’angolo possono comunque esserci i cosiddetti “esiti minori”, che coinvolgono il 33 per cento di questi bambini. Quali sono? «La goffaggine motoria, i disturbi dello sviluppo psicomotorio, del comportamento, della relazione, del linguaggio e della comunicazione».
D’altronde l’équipe di Raimondi è pronta ad affrontare anche le evenienze imprevedibili, dal punto di vista temporale, grazie a 14 posti di terapia intensiva dotati delle più recenti tecnologie per l’assistenza respiratoria, per gli accessi vascolari speciali e per la diagnostica per immagini non invasiva. In questo modo, medici e infermieri riescono a soddisfare le esigenze di 400 ricoveri l’anno, di cui 70 relativi a neonati con peso inferiore ai 1.500 grammi.
«La nostra unità è un perno importante della rete assistenziale tempo-dipendente di assistenza neonatale, nella quale sono inseriti 49 punti nascita, di cui 31 di primo livello e quindi a minore tecnologia – aggiunge Raimondi – Inoltre, sempre come emanazione della nostra struttura, è attivo il Servizio di Trasporto Emergenza Neonatale (Sten) che, con un’ambulanza attrezzata per i piccolissimi, effettua oltre 300 trasferimenti da centri nascita di primo livello verso quelli a maggiore capacità tecnologica».
La maggior parte dei neonati così fragili viene successivamente dimessa dalla Terapia Intensiva per essere poi seguita nel tempo attraverso un programma di follow-up che i neonatologi, insieme a psicologi e neuropsichiatri infantili, hanno organizzato per valutare lo sviluppo fisico e psicomotorio nei primi tre anni di vita. «Questa attenzione continua – conclude il direttore – consente di intercettare precocemente deviazioni dai normali pattern di sviluppo e di correggerle».
In parallelo agli impegni dell’istituzione accademica c’è poi l’attività di volontariato, rappresentata non solo dall’ultraventennale presenza dell’Associazione Soccorso Rosa Azzurro Onlus, sempre al fianco dei neonati della Federico II e delle loro famiglie, ma anche dalla generosità di donatori vicini alla causa della prematurità, che ha consentito al reparto di arricchirsi di nuove e fondamentali attrezzature.
Un impegno che si completa con il programma di sorveglianza e terapia delle infezioni perinatali, nel quale entrano ogni anno circa 200 coppie madre-neonato. Dall’Hiv al Toxoplasma gondii fino al Citomegalovirus, sono numerosi infatti i microrganismi che possono essere trasmessi al feto, creando condizioni postnatali anche invalidanti.


