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Rinunciare al treno-tram danneggia l’area stabiese

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Caro direttore, la decisione del vicepresidente della Regione, accettata acriticamente dai sindaci, di cambiare, a gara per i lavori quasi conclusa, il progetto di riconversione tranviaria della linea ferroviaria dismessa Castellammare di Stabia – Gragnano, finanziata con i fondi di coesione, come primo lotto del potenziamento e riqualificazione del sistema di trasporto su ferro fino a Torre Annunziata, sostituendolo con un inefficace e inadeguato autobus elettrico, è un colpo basso inferto agli interessi delle comunità locali interessate, costrette a rinunciare a un modello di mobilità pubblica in linea con le più avanzate esperienze nazionali ed europee.

Il tram moderno, grazie all’elevata capacità di trasporto determinata dalla maggiore capienza delle vetture, ma soprattutto da un servizio frequente e puntuale e dall’elevato comfort di viaggio, rappresenta oggi il sistema di trasporto pubblico più efficiente e produttivo in termini di passeggeri trasportati e l’unico in grado di sottrarre utenti alla mobilità privata, migliorando sensibilmente la qualità della vita nelle aree urbane e i conti delle aziende di trasporto.

I numeri da record delle due linee tranviarie di Firenze parlano di 45 milioni di passeggeri trasportati nel 2025, con 126 mila passeggeri giornalieri e 35 mila auto lasciate a casa e, quando saranno completate le due nuove linee, l’intera rete raddoppierà questi numeri, garantendo 23 milioni di tonnellate di emissioni in meno. Paradossalmente, l’unico “problema” del tram fiorentino è il sovraffollamento nelle ore di punta. Non essendo possibile aumentare la già elevata frequenza delle corse (3-4 minuti), si dovrà aumentare la capienza, allungando il tram con altre vetture.

Le tranvie delle valli bergamasche sono un esempio italiano di riconversione tranviaria di ferrovie dismesse, dal punto di vista orografico, demografico, urbanistico, di lunghezza della linea e di domanda di trasporto, analoghe alla linea Torre Annunziata – Castellammare di Stabia – Gragnano.

La prima tranvia della Val Seriana, da Bergamo ad Albino, trasporta 3,2 milioni di passeggeri annui, ottomila al giorno. Il notevole apprezzamento della popolazione ha indotto le amministrazioni locali a progettare e realizzare una seconda linea tranviaria, interconnessa con la prima, sul sedime della ferrovia dismessa della Val Brembana, i cui lavori sono prossimi alla conclusione.

Le riconversioni tranviarie rendono infatti produttive ed economiche linee ferroviarie storiche dismesse o a rischio di dismissione, grazie all’aumento delle fermate intermedie e alla più alta frequenza e comodità del servizio, che strutturalmente un treno non può garantire. Inoltre si inseriscono meglio nel territorio, in quanto consentono l’eliminazione dei passaggi a livello, sostituiti da una semplice segnalazione semaforica.

Perciò, se venisse cancellato il primo lotto, tra Gragnano e Castellammare di Stabia, del potenziamento e riqualificazione del sistema di trasporto su ferro fino a Torre Annunziata e, in prospettiva strategica, della linea ferroviaria costiera Napoli – Salerno, con possibili estensioni del sistema ferro tranviario nei centri abitati, oggi possibile utilizzando la moderna tecnologia del tram treno, che può circolare sia sui binari ferroviari che su quelli tranviari, rinunceremmo a un potente strumento di rilancio economico dell’area vasta, capace di connettere in maniera diretta ed efficiente zone archeologiche, termali, balneari, di grande attrattività turistica.

Non potremmo certo lamentarci di discriminazione rispetto ad altre aree del Paese, la colpa sarebbe interamente nostra.

Per fortuna, si è formato un movimento popolare di opposizione alle decisioni regionali, contro la rinuncia a una strada ferrata storica che è parte dell’identità collettiva locale.

La mobilitazione ha contribuito per ora a rallentare il processo decisionale, confermando l’importanza del controllo democratico dal basso del potere locale.

Mi auguro che ora gli organi della governance nazionale del Contratto istituzionale di sviluppo “Vesuvio – Pompei – Napoli, che hanno approvato e finanziato il progetto tranviario, valutino negativamente la proposta alternativa della Regione Campania, in quanto peggiorativi degli obiettivi di mobilità sostenibile.

Fonte: https://napoli.repubblica.it/cronaca/2026/06/04/news/rinunciare_al_treno-tramdanneggia_l_area_stabiese-425388109/?rss

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