«Non sono attaccato alla poltrona, non cambio idea. Lascio». Corrado Cuccurullo non ritira le dimissioni da sindaco di Torre Annunziata. Tra l’emozione che rasenta le lacrime e gli applausi dei cittadini radunati nella piazza vicina a Fortapasc – il palazzo del clan Gionta in demolizione – il professore di Economia conferma la decisione di chiudere l’esperienza amministrativa. Nessun ripensamento dopo il j’accuse del procuratore Nunzio Fragliasso che, durante la cerimonia per l’abbattimento dell’ex fortino di camorra, aveva parlato di «troppe opacità e illegalità» in Comune.
«Farei una riflessione diversa se avessi un confronto con il procuratore», spiega Cuccurullo. Che nel saluto di ieri con i torresi, attacca il partito che l’ha sostenuto e ora lo scarica. «Il Pd – dice il sindaco – ha cancellato il garantismo che era patrimonio della sinistra. Archiviandolo quando si tratta di altri e tirandolo fuori per se stessi». Il fatto è che i dem, in un sol colpo, hanno preso le distanze dai sindaci civici che avevano eletto – Cuccurullo a Torre e Luigi Vicinanza a Castellammare di Stabia – per il pericolo di presunte infiltrazioni di camorra, dopo l’arrivo delle commissioni prefettizie nei due Comuni. Con il segretario regionale Piero De Luca che, seguendo la linea del Nazareno, ha chiesto in queste ore a Vicinanza, dopo Cuccurullo, «una riflessione sull’opportunità di un passo di lato per evitare rischi di scioglimento».
Cuccurullo: “Mai subito condizionamenti dalla criminalità, ma dov’è il garantismo?”
Ma la questione morale che si annida nei Comuni apre una faglia tra il partito locale e Roma. Perché la componente maggioritaria del Pd campano, l’area di Mario Casillo, vicepresidente della Regione – attraverso il consigliere regionale Giorgio Zinno – manda un messaggio al Nazareno: «Un partito serio dovrebbe adottare misure rigide per arginare l’illegalità ma dovrebbe anche sentire il dovere di chiedere scusa a persone perbene come Cuccurullo e Vicinanza e a tutti quegli amministratori, associazioni e mondo civico che hanno creduto nel riscatto delle proprie città e che sono stati lasciati soli».
Cuccurullo intanto fa sapere di essersi sentito con Vicinanza, di solidarizzare con il collega sindaco. E ribadisce: «Io non ho mai subìto condizionamenti della criminalità organizzata. Sono una persona perbene, non mi sento scaricato dal Pd, sono io che me lo sono caricato a Torre Annunziata, dopo la storia di questi ultimi ventiquattro anni». A reclamare il pugno duro contro le ombre nei due Comuni e il «civismo mascherato da trasformismo», era stata l’area Schlein del Pd napoletano capitanata da Sandro Ruotolo e Marco Sarracino. Ma ora il casilliano Zinno invita il Pd «a interrogarsi sugli errori commessi». Definendo «sbagliata l’impostazione del partito alla ricerca del Papa straniero per evitare rotture interne». Un partito che «scarica sui civici le tensioni dopo le elezioni», secondo Zinno. Un nervo scoperto. Che – occhio – potrebbe diventare regolamento di conti tra gli schleiniani puri e i bonacciniani come Casillo convertiti sul sentiero della segretaria. «In un partito – conclude Zinno – dove il consenso sembra diventare un peccato mortale, si rischia che persone senza voti e senza competenze dettino legge, sostituendo i rappresentanti riconosciuti dai cittadini».


